nobile: ne per la istessa sua nobiltà, essendo la casa da Porto una delle nobilissi-
me di Vicenza, e di tutta Italia: quanto per il suo infinito valore. Percio-
che V. S. nata alle arme, & ad ogni nobilissimo ufficio da cavaliere, fu di
età tenera dedicato al servitio di quel grande Alfonso Davalo Marche-
se del Guasto, che fu gloria della militia de' nostri tempi, alhora general
Capitano in Italia. Dal quale Vostra Signoria di venti anni hebbe una
compagnia di trecento fanti: e poco appresso la condotta di cento ca-
valli leggeri. A che seguitò, che nella rotta di Pietro Strozzi ella pre-
se valorosamente combattendo, due insegne? Lequali donò al Marche-
se, come a suo Signore: ilqual dono a lui, come d'un suo creato, ch'egli
per le sue virtù sommamente amava, fu molto grato. Ma questo, ch'io
dico, è poco. Che nella guerra di Lamagna; nella quale quasi tutti i Pren-
cipi di quella natione havevano congiurato contra Carlo, essendo Vostra
Signoria in quella impresa Capitano di sua Maestà pur di cento cavalli,
prese di là dal fiume Albi con valorosissima mano il maggiore e piu poten-
te nimico, che questo Imperadore haveva; che fu Giovan Federico Duca
di Sassonia. Laqual presa fu senza dubbio la principal cagione della vit-
toria di esso Imperadore. Onde le fu donata meritamente la sua arma.
Ora, per tornare alla felice memoria di quel Marchese, mentre, che esso
era per riconoscer di tempo in tempo i suoi meriti con maggior gra-
do, si morì. La cui morte; come di Signore, che Vostra Signoria tanto
amava, ammariva, & osservava, & nel quale havea collocata buona par-
te delle sue speranze; penso, che fosse cagione, che da lei si levasse la
impresa delle penne col motto, preso leggiadramente da Virgilio, DA-
BIT DEUS HIS QUOQUE FINEM, ch'è stampato in questo li-
bro. Ma, perche sia morto quel gran Marchese, riconoscitore de gli huo-
mini di valore, non mancò questa felicissima Republica, che de' pari suoi
ha bisogno; di honorar la gia del governo di cento cavalli: & hora sen-
za alcuna sua richiesta, mossa solo da suoi gran meriti, ha voluto accre-
scerle grado e riputatione con la condotta di sessanta huomini d'arme: co-
sa di grandissimo honore; e che a Duchi solamente, & a gran personag-
gi si suol dare. Ma questo è da stimarsi tuttavia un principio de i mol-
ti, principali gradi, che ella sia per concederle. E nel vero consideran-
dosi la fedeltà, la grandezza dell'animo, la liberalità, & il valore di
Vostra Signoria, non è maneggio, che di essi suoi meriti non sia giudica-
to minore. E che dirò della Religione, nella quale essa è serventissima,
& esemplare? Delle quali cose non è punto da maravigliarsi: perche la
sua Illustre casa è stata sempre, & è del continuo risplendente d'huomini se-
gnalati in questa facultà di militari prodezze. Di che ne fanno fede molti ra-
ri pitani e condottieri di eserciti, che sono stati per adietro, e sono a' tem-
pi nostri. Ma qui non ho campo da ispiegare una menoma parte delle sin-
golari eccellenze di Vostra Signoria Illustre. E questo è ufficio, che appar-
tiene a piu dotta penna, e gia nelle historie di eccellenti Scrittori comincia-
no a essere lodevolissimamente discritte. Da tali adunque e cosi fatte cagio-

 

 

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