171 ©Vel pater omnipotens adigat me fulmine ad umbras
Pallentes umbras Herebi, noctemque profundam,
Ante pudor, quam te violem, aut tua iura resoluam,
ILLE MEOS, primus qui me sibi iunxit, amores
Abstulit, ille habeat secum, servetque sepulcro.

I quai versi con molta leggiadria si veggon tradotti da Giovan Anto-
nio pagia
di Giovennazzo, gentil'huomo singolarissimo nelle lingue
principali, & nelle scienze. Il quale ha fellicissimamente tradotto tutta l'Enei-
da in ottava rima.
S'io nel cor fisso, e fermo non tenessi
Non più legarmi à nodo maritale,
Poiche i miei primi amor, ne l'alma impressi,
M'ingannar, con la morte non fatale,
E se le nozze in odio io non avessi,
E lè seconde faci, forse à tale
Colpa, senz'altra più, potuto au rei
Donar per vinti i desiderii mi ei.

Et poi: Prima desio che s'apra dal suo fondo
A'me [sic] la terra, e m'inghiottisca, overo
Il padre, che può tutto, nel profondo
Mi cacci col suo tuono orrido, e fiero,
Nel profondo, non mai lieto ò giocondo,
E' ne l'Abbisso tenebroso, e nero,
Ch'à te santa Onesta mai rompa fede,
O' che dal nodo tuo disciolga il piede.
Quel, che prima leggomi gli amor miei
Quel, che prima legommi, gli amor miei
Ne portò, QUEL se gli abbia, e tenga ogn'ora
Nel suo sepolcro
.
Vedesi dunque chiaramente, questa Impresa esser tratta, come ho già detto, da
tutta la sentenza di questi versi, & il Motto dalle due prime parole del penul-
timo, che subito fanno intendere, ò ricordare tutta la sentenza di tutti gli al-
tri, & principalmente l'ultima, d'aversi il suo primo sposo portato tutto l'amor
di lei sotto terra, ò nel suo sepolcro. Il qual pensiero è veramente bellissimo, in
modo, che due volte si vede averne adornati due suoi Sonetti il Petrarca no
stro.sì come appare nel Sonetto che comincia
Nè per sereno Ciel'ir vaghe stelle.
Di cui nel primo Ternario egli disse:
Nè altro sara mai, che al cor m'aggiunga
Sì seco il seppe quella sepellire,
Che sola à gli occhi miei fu lume, e speglio.

Et in quell'altro, ilqual comincia,
Passato è i ltempo omai, lasso, che tanto.
Ove nel secondo Terzetto, parlando pur del cor suo,
Ella il se ne portò sotterra, e'n Cielo,
Ov'or trionfa.

[ET]

 

 

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