167 possa fare. Conciosia cosa, che se essi sono in paese sterile di natura, & povero,
conviene à forza, che quei popoli, se con la somma, & continua fatica, & indu-
stria non suppliscono al mancamento della natura, si dieno à i furti, à gli omici-
dii, à gli assasini, & ad ogn'altra sorte di vita pessima, ò fra se stessi, ò co'fore-
stieri. Di che credo che qui non mi convenga allegar essempi, potendosene cia
scuna persona non solo essercitata nelle lettioni de gli Autori, ma ancora alquan-
to con glu occhi, ò con l'orecchie pratica de'paesi del mondo, recarsene davan
ti con la memoria più d'uno, ove i popoli sien tali per la cagione. Se poi all'in-
contro i popoli sono in paese grasso, & abondantissimo, niuna cosa possono ac
cidentalmente aver più dannosa fra se stessi, & anco i loro Principi, & superiori,
che l'ocio destruttore d'ogni buona parte, così del corpo, come dell'animo.
Di che nell'istorie antiche s'hanno tanti essempi, che qui sarebbe sconvenevo
le il volerne addurre, senza che questo schifar d'ocio è stato sempre da'Poeti,
da'Filosofi, & ancor da i sacri Scrittori tanto ricordato,& posto in precetti. L'al
tra parte poi, toccata di sopra, cioè il voler quei Re venir così consumando le
quasi infinite ricchezze loro, per non farne ricchi, & potenti i lor'emoli, ò ne-
mici, & quei, che insidiavano alla lor vita, oltra che per se stessa non sarebbe sta-
ta però così stolta, come Plinio la nomina, potrebbe poi da più benigno giudi-
cio, come ho detto, esser pigliata,& interpretata più sanamte [sic], & per cosa mol
to lodevole, cioè il farsi per tener sovenuti, & aiutati i popoli, che non mancas
se loro il vivere. Nel che per certo un'ottimo Principe, & un'ottimo Stato, ò
Dominio no potrebbe per aventura trovar cosa piu salutevole, & piu utile
alla conservatione de'sudditi & dello Stato loro, della gloria, & della gratia di
Dio. Percioche con dar da fare, & da guadagnare a' popoli, si tolgono quasi tut
te le cagioni del mal'andar delle povere donne, de'furti, de gli assassinii & non
meno dalla forfanteria, & di molt'altre cose dannosissime, & fastidiossime in
una Città, & molto piu in un Regno. Et potrebbono tenersi da i Principi, ò
dalle Repub.statuiti i luoghi, & gli essercitii, ove impiegarsi le genti secondo
l'esser loro, & non in cose vane, come le Piramidi, ma utilissime & fruttuosissi
me ad essi Principi, & Repub.sì come le fabriche, che potrebbono dal publi-
co venirsi facendo di continuo, per venirle vendendo, le raparationi de' muri,
& de'luoghi publici, quelle de'luoghi incolti, la militia, & molte altre cose,
parte necessarie, & parte che sarebbon di grandissim'utile, & guadagno, & so
pra tanto con gloria, & disgravamento di conscienza di quelle Republiche, &
di quei Principi, che facesser farle, vedendosi per molte parti del mondo tan-
te strade, ò luoghi pericolosissimi, ove ogni giorno periscon delle genti, così
tanti fiumi senza ponti, tante strade pessime, non senza carico dell'onore, &
ancor dell'anima di quei Principi, ò di quelle città, alle quali ciò s'apparterria
di rimediare. Nella qual non leggiera, nè ociosa, ò disutile digressione io mi son
volontieri lasciato trasportar dal proposito delle Piramidi, & dell'imputatio-
ne, ò biasimo, che Plinio vuol dare à quei Re, che le facevan fare, per non te-
ner, in ocio la plebe, & per non far morir seco le ricchezze loro, non parendo
mi, che cose si rare, & così veramente ammirabili, come eran quelle, debbiano
cosi rimaner infami per poco favorevole interpretatione d'alcuni Scrittori,
se ben in effetto potrebbe in qualche parte biasimarsi l'uso, in che essi partico
larmente se ne servivano, che era di far quivi i sepolcri di essi Re. Il che anco-
[ra]

 

 

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