165 vecchio, oltre ad altri Dominii, che avevano comprati alla Montagna, de'
quali ora hanno parte, ove son Signori assoluti, nè riconoscono se non Iddio
per padrone. Questi Giovanni, & Iacomo soccorsero con tre milia cavalli Lo-
dovico,& Giovanna, Re di Napoli, & in ricompensa da essi ebbero Ortona
in mare, Bitonto, Trivento, Capo marino, Campo basso, & Capacchio. Et per
avanti avevano avuto Melfi, & Neustano. Delle quai Città, & Terre son'an-
cor'oggi in casa loro l'investiture autentiche in buona forma.Poi da Lodovi-
co, & dalla Corona di Francia ebbero in progresso di tempo la Città di Trapa-
ni in Sicilia. Giovanni da Oleghir Governator per il Duca di Milano in Bolo-
gna, cacciò Iacomo, ch'era solo nella Città, & spogliò la detta Casa de'Pepoli,
d'ogni cosa. Ne'quai frangenti Giovanni Pepoli difese un pezzo Crevalcore
& fu poi Governatore dello Stato di Milano per fin che visse. Et perche avea
perduto ciò che haveva nel Regno, & quel di Bologna, ebbe da i Visconti nel-
la Ghiaradadda, Sartirana, con altre rendite, & morì nel detto Governo di
tutto lo Stato di Milano. I figliuoli furon tutti Condottieri de'Visconti, fuor
che Guido, il quale fu Condottiere de'Fiorentini.
DE'Pepoli fu parimente Galeazzo , che liberò Urbano Papa, & Roma da Roberto vecchio Sanseverino, & recuperò da quella par-
te tutto lo Stato à santa Chiesa, che era perduto. Onde da quel Pontefice li
fu dato il Trionfoin [sic] Roma, fattolo Cavaliere, & donatoli lo Stato di Meldo-
la, & fu degno Capitano di ventura. Romeo, che fu huomo di roba lunga, es-
sendo fuori à spasso fu cacciato da'Bentivogli.Et da lui discese Guido Pepoli,
che fu solo ne'suoi tempi di quella Casa, & ebbe nome del più prudente Gen-
til'huomo de'suoi giorni. I figliuoli tutti furon Capitani di varii Principi.
Ugo mori di 32.anni, essendo stato quattordici anni Cavaliere dell'ordine di
San Michele, & Capitano d'huomini d'arme in Francia, & Capo delle bande
Nere, & de'Fiorentini. Giovanni servì Venetiani , & morì giovene.
I quai Signori condusser poi il Conte Ieronimo . Al qual diedero il go-
verno di Vicenza, di Brescia, & di Verona, città importantissime, & non solite
darsi se non à persone principali. Et fu il detto Conte tenuto sempre in tanta
stima da essi Signori, che per quanto si poteva comprendere dalle dimostra
tioni, che li faceano, & dal conto, che tenean di lui, & per ogni altra ragione,
era in ferma opinion di ciascuno, che, se viveva ancor qualche anno, gli ave-
rebbon dato il Generalato di tutte le genti loro à cavallo, & à piedi, che à gra-
do supremo,& il quale per ogni tempo non si è mai dato se non a'primi Capi-
tani di tutta Italia.
Essendo dunque il Conte Ieronimo venuto à morte, i detti Signori presero
a' lor servitii il Conte Sicinio , suo figliuolo. Il qual venuto ancor'e-
gli à morte, & in età giovenissima, ò più tosto puerile, i detti Signori per la
sangue, elessero per lor condottiere con onoratissime conditioni questo Con-
te Fabio , di chi è l'Impresa, sopra la quale m'è accaduto far questo Di-
scorso. Et ancor egli, quando fu eletto, non aveva finito forse xi i. ò xiii.an-
ni. Et in poco tempo da poi gli diedero condota d'huomini d'arme, & vien
tuttavia continuando in tal suo grado, potendosi sperar fermamente, che sia
per venir crescendo tuttavia in maggiori, sì come con molta grandezza d'ani-
[mo]

 

 

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