164 tagna.Nella provincia son ancor oggi di questa famiglia Signori di gran
qualità, che portano le medesime Arme. Et quando gli anni poco avanti, il
Conte Ugo de'Pepoli fu mandato al Re D'Inghilterra dal Re
Francesco di Francia , per trattar'alcuni suoi negocii, furono ricono-
sciute l'Arme, & il parentato, & egli supremamente accarezzato da quei Si-
gnori, & dal Re medesimo, il quale affermò d'aver nelle sue Croniche, & me-
morie Regie, che andando in Italia un figliuolo terzogenito d'un Re di Berta-
gna [sic] del sangue loro, si era per infirmità fermato in Bologna vicin'à Ferrara
ove poi risanato, prese per moglie una della prime gentil donne di quella Cit-
tà,& così avea quivi stabilita la prosapia, & la stirpe sua. Venne dunque quel-
la famiglia fin da principio ad esser ricchissima di facoltà, & grandissima d'au-
torità,onde era come Signora, & padrona assoluta di quella Città. Per la qual
cosa due ò tre volte da i Papi, & da altre fattioni, con l'aiuto d'altri potentati
furono scacciati di Bologna, & rotte l'Arme, & bruciati i libri, ove fosser no-
minati, & per editto publico banditi, per stinguer affatto ogni potenza, &
memoria loro. Ma con tutto questo fra poco tempo ritornavan sempre mag-
giori, & più potenti che prima, per l'affettione, che da i popoli era portata al-
la bontà loro. Onde è cosa notissima, che più di cinquecento anni sono stati
sempre tenuti tra i primi di quella Città. Come è ancor noto, che un Conte
Ugolino di quella lor Famiglia conquistò il Re di Sicilia, rovinò la Cit-
tà della Quaderna inimicissima de'Bolognesi, & divenne in tanta ricchezza,
che era tenuta à suoi di la prima Casata, che fosse in tutta Europa,& ancora se
ne veggono monumenti in Francia, & in Ispagna de'beni, che possedevano
per la via, che va à san Iacomo di Galitia, & ebbero il Dominio di san Giovan-
ni Impercisseto, di Crevalcore, di Sant'Agata, & di Nonantola. Sorsero poi due
fattioni nella Città, chiamati Maltraversi, & Raspanti . Ca-
po de'Raspanti era la famiglia de'Pepoli. Li Maltraversi fecero una congiura,
& ammazzarono molti de'Raspanti,& cacciarono fuora Romeo de'Pepo
li.Di che fa mentione nelle sue Croniche Giovan Villano. Il qual Romeo se
n'andò con la sua fattione à Cesena, & fra pochi giorni poi ritornò nella Cit-
tà, & castigò i congiurati Maltraversi, & restò, fin che visse, padrone assoluto,
ancorche senz'alcun Titolo. Del qual Romeo il figliuolo chiamato Tadeo, fu
eletto dal popolo, & dalla Città tutta, per lor Signore, & Padrone, & da Bene-
detto Duodecimo fu confermato. In questo Dominio si mantenne fin che vis
se, facendo tutte quelle cose, che può far'un vero Signore, battendo monete,
& ordinando Statuti, i quali ancor durano, ancor che le memorie di essi abbia
no patito la persecutione detta di sopra. I figliuoli, Gioanni, & Iaco-
mo
, successero nel Dominio, & essendo stati sei anni padroni, un nepo-
te di Papa Clemente Provenzale, detto per sopra nome il Conte di Roma-
gna, avendo animo d'assalirli, nè ci vedendo modo, sotto spetie d'amicitia pre
se Giovanni che l'andò a visitare, & poi lo lasciò andar via, essendosi ricompe-
rato con grossa somma di denari. Ma in tanto questo Conte gli spinse addosso
una congiura di quasi tutti i Signori d'Italia. Et essi all'incontro assoldarono
à i lor servigi il Duca Guarnerio,& si difesero, senza perdere spanna di terra.
Ma poi finalmente oppressi da questo Conte, & da Fiorentini, & da molti al-
tri Signori, diedero la Città al Duca di Milano, riservandosi il lor Dominio
[vecchio,]

 

 

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