158 onde con molto giudicio questo Signore, di chi è l'Impresa, usava, come
per segno, ò scopo à se stesso, & à tutti suoi, ove tener di continuo fissi gli oc-
chi della mente per mantenere, & accrescere ogni dì più in gloria se stessi &
la casa & famiglia loro, come in effetto si vede averfin qui sempre fatto fe-
licemente.
Ho poi da ricordar in questo proposito, come Tertulliano Cartaginese, ce
lebratissimo, & santo scrittore, pare, che divisi, ò descriva l'effige della Patien
za in altra guisa, da questa, che usava il Duca Ercole in questa Impresa, dican-
do principalmente Tertulliano, che la Patienza sta sedendo nel Trono, ò nel
seggio dello spirito divino. Ma questo Signore à bello studio par che abbia vo
luto così figurar la sua in piede, sì perche volendola usar per Impresa, non era
da ingombrarla con altre figure, onde non si discernesse se la Patienza, ò il Tro
no divino facesse l'Impresa, sì ancora per mostrar molto maggior dispositio-
ne di sofferenza, essendo cose chiara, che molto più acconciamente può soffe
rire chi sta sedendo, che chi sta in piede.
HO DA ricordar parimente, come il figliuolo di esso Duca Ercole, cioè,
Donn' Alfonso , ora Duca Quinto di Ferrara, ha per sua Impresa la Fer-
mezza, ò Perseveranza. La qual Impresa è la prima di questo volume, & che
però, se qualcuno dicesse, che'l padre, e'l figliuolo abbian'usata un'Impresa me
desima per diverse vie, se gli potrebbe dir'in riposta, che, quando ancor così
fosse, ella non sarebbe se non cosa sommamente laudabile, ch'un'ottimo fi-
gliuolo si proponesse quella medesima lodevole intentione, che egli vedesse
aversi proposta, & seguita il padre.
Ma tuttavia è da dirsi, che questo giovene volendo incaminar'il futuro corso
della sua vita, & specchiandosi nelle virtù paterne, si proponesse nell'animo di
gloriosamente avanzarle in quanto gli fosse possibile. Et che però volesse levar
la sua Impresa alquanto più alta, & più generale, che quella del padre. Et per
meglio farmi intender dico, che la Patienza, & la Stabilità, ò Fermezza d'ani
mo, non sono però una cosa medesima, come forse ad alcuni potria parere.
Percioche la Patienza, ò sofferenza s'intende sempre passivamente, così da al-
tri, come da se stesso, cioè di sopportare, & tolerar le cose aspre, dure, & diffici
li, ò dolorose, ò ancor piacevoli, dolci, grate, che da altri ci possa venire, ò che i
sensi nostri medesimi ci possan proporre. Là ove la Stabilità, & Fermezza d'ani
mo, s'han da prender'attivamente, da noi medesimi, cioè ch'ella sia quella, che
operi in noi, & ci faccia constantemente operare quelle cose lodevoli, genero-
se, & magnanime, che ci abbiamo eletto di voler fare.
La Patienza presuppone
quasi sempre contra di lei agente esteriore in noi. La Stabilità, ò Fermezza d'a
nimo presuppone all'incontro l'agente, ò l'attione da noi stessi in altri, poten
dosi tuttavia soggiungere per chiusura di tutto questo, Che la Patienza sia una
sola spetie, ò parte di moltissime, che la Stabilità, & Fermezza d'animo ne
contiene nell'esser suo. Onde la Patienza non pare, che ristrettamente conten-
ga in se alcuna particolar'elettione, ma solo dispositione di star'apparecchia-
ta à sofferir tutte quelle cose, che d'altrui le venisser fatte per dimoverla dal-
la tranquilità dell'animo suo, ò dall'impreso suo proponimento qualunque
fosse. Là ove la Fermezza, & la Stabilità, contenendo ancor'ella tutto questo,
ha poi l'elettion in se stessa di fermamente condurre à fine quello, che già si
[abbia]

 

 

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