140 Et Claudiano parlando ancor'egli di questo medesimo,
GIOVAN BATTISTA ALLEGRI.
[COL 1] SCEGLIE erbe secche ne i più Caldi colli,
t intessendo preciose frondi
Fanne un fragante cumulo Sabeo,
Che gli sia insieme sepoltura, e parto,
Qui siede e dolcemente il sol saluta,
E lasso il priega e supplichevol chiede
L'incendio, onde n'aurà forze novelle.
Febo lo scorge, e subito le briglie
A'i volanti corsier stringe, e consola
Così dicendo al suo divoto figlio.
O tu, che la vecchiezza hai da deporre
In questo rogo, e da falsi sepolchri
Nova vita ritrarne, e col finire
Rinasci sempre e da la propria morte
Risorger fresco, e vigoroso suoli
Di novo prendi a incominciare, e'l corpo
Già in se ristretto lascia, e riformata
Questa figura annosa esci piú forte
Ciò detto, e svelto un de gli aurati crini
Scotendo il capo il vibra, e ne percote
Di vital fiamma lui, che così vuole,
E ch'arde volentier, perche risorga
à più verdi anni. Onde contento affretta
Godendo del morire, il suo natale
Acceso allor da la celeste stella
Arde il fascio odorato, e'l vecchio stanco
Consuma onde Latona i bianchi Tori
Ritien meravigliando, e'l pigro polo
Cessa di concitar gl'immensi giri
Natura mentre partorisce il rogo,
Serbar l'eterno augello intende, e cura
E ricorda anco à la fidel sua fiamma,
Che l'onor de le cose immortal torni.
Et ecco la virtù ne i membri sparti
Corsa, gia risentirsi, & ecco il sangue
Caldo inondar la redivine mani.
La cener, ch'aver dee vita, si move
Per se medesima, e le faville informa
Comincian rivestir novella piuma,
E quei, ceh gia fu padre, or'esce figlio,
Et i confini de la doppia vita
Tra picciola sostanza il foco parte.
Quinci di conservar l'ombre paterne
[COL 2] Li giova, e'l globo, ond'ebbe morte, e vita;
Recarne ove l gran Nilo i campi inonda
Così ratto sen vola ad altro clima,
Chiuse portando nel gramineo velo
L'antiche spoglie incenerite, & arse.
L'accompagna d'augelli immensa schierà:
E d'alati animai sospeso stuolo;
E largamente il vol vago, e diverso
D'essercito sì grande il Ciel ricopre.
Ne di tante migliaia alcuno ardisce
Di girli incontro, & adorando vanno
De l'odorato Re l'alto sentiero
Non rapace Sparvier li move guerra:
Ch'à ciascun riverirla è commun patto.
Cotal dal fiume Tigri il duce Parto
Guida le turme Barbare, di gemme
Adorno riccamanente, e cinto l'Elmo
Lucido intorno di real corona;
Regge il Fiero caval col freno d'oro
E vestito di porpora distinta
Di lavor Frigio, e di color diversi
Tra le Fenicie legioni altero,
E pien di fasto insuperbisce, e impera.
SIEDE in Egitto una famosa e chiara
Città, che'l Sol con pura mente adora,
Ove un'eccelso à lui sacrato Tempio
Sopra cento colonne al Ciel s'estolle.
Quivi il pietoso augel ratto depone
Il patrio nido; e poi che adorato have
Del suo Signor la riverita imago;
Racomanda à quei fochi il carco, e'l seme
E le reliquie al sacro altar destina.
Risplendono le porte, e'l tempio tutto
Espirando gli altar fumi divini;
Talche l'Indico odor, ch'insino à l'acque
Di Pelusio s'estende, à quelle genti
Fa la stagion salubre, e lieta, e l'Aura
Le sette Bocche al nereggiante Nilo
Più che nettar soave ogn'ora inspira.
ò ben felice, e di te stesso erede.
Quello à te dà vigor, che gli altri estingue;
E da larso tuo corpo hai nascimento
E in te muor la vecchiezza, e tu pur vivi
[Veduto]

 

 

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