131 viene à comprendere, che essendo l'Autor d'essa giovene di gentilissima natu-
ra, l'Impresa debbia esser veramente amorosa; & che egli col Diamante abbia
voluto rappresentar se stesso, & con quelle fiamme le fiamme sue, come è costu
me de gli Amanti di chiamar quasi sempre fuoco l'amor loro. Et per percosse
del martello; abbia forse voluto intendere, ò l'asprezza, & la crudeltà della Don
na amata, ò qual si voglia sorte di tormento, d'affanno, & di stratio di quegli
quasi infiniti, che per una, ò per altra via la fortuna, ò Amore stesso soglion'ap
portar'à gli amanti. Alle quai violenze voglia l'Autor dell'Impresa mostrar'al-
la Donna sua, ò al mondo, che egli è stato, & sarà sempre invitte, nè mai sia mu
tato, ne sia per mutarsi; non solamente della fede, & dall'amor suo, ma nè anco
dalle sue speranze & dalla contentezza, che egli ha, d'essergli da i Cieli stato
eletto; ò destinato sì alto, & glorioso oggetto de' suoi pensieri, conforme à quel
lo del Petrarca:
Tenga dunque ver me l'usato stile
Amor, Madonna, il Mondo, e mia Fortuna:
Ch'io non penso esser mai senon felice.
La qual'Impresa è poi certo tanto più leggiadra, & più vaga, quanto che rap-
presenta cosa nobilissima, & pretiosa, come è il Diamante, & bella, & risplen-
dente,come è il fuoco, essendo proprio de gli animi nostri di rafferenarsi, &
invaghirsi sempre che veggono, ò che odono nominar cose belle, & pregiate,
come son queste. Et molto più poi si sa bellissima questa Impresa dal ricordar
si con essa così rara, & maravigliosa operatione della Natura d'aver data à
quella Gioia una così ammiranda proprietà, che nè con ferro possa rompersi,
nè con fuoco bruciarsi, ò incenerirsi, nè pure scaldarsi, come gli autori antichi
ne scrivono.
ORA, per venir'à considerar'in questa Impresa un'altra intentione, che
potrebbe forse aver'avuta in essa l'Autor suo, dico, che per aventura egli la fe-
ce l'anno 1554. quando non avendo egli ancor finiti XV. Anni, andò alla guer
ra di Siena in servitio dell'Imperador Carlo Quinto, & del Re Catolico suoi
Signori. Nella qual guerra avendo questo giovene avuta una onoratissima com-
pagnia di cavalli, levò questa Impresa, con la quale si avesse voluto augurare,
che sì come Iddio per sua gran benignità gli aveva conceduto natura, & ani
mo invitto in se stesso, così gli farebbe gratia di mantenerlo invitto effettual-
mente contra ogni violenza di Fortuna, ò di Morte, & lo farebbe valorosamen
te resistere ad ogni fatica, & ad ogni pericolo di quella guerra.
POTREBBE ancor per aventura questa Impresa essere stata fatta da quel
Signore l'anno 1557. nel principio della guerra del Regno, essendo egli della
casa Caracciola , prima, & nobilissima casa del Regno di Napoli, il
cui ceppo principale era questi anni a dietro Col'Antonio Marchese di Vico,
primo capo del Consiglio di sua Maestà in quel Regno. Il qual Marchese era
Avo paterno di questo giovene. Et à lui, come principal erede del nome, &
del sangue suo, avea, molto prima che morisse, rinuntiato il detto Marchesato
di Vico, & attese sempre di continuo fin dalla prima sua fanciullezza à tenerlo
impiegato nè i servigi del Re lor Signore, & in quei maneggi, che à veri Si-
gnori si convengono per ogni tempo. Once quest'anni à dietro il detto giove
ne fu eletto, & mandato Ambasciator del Regno di Napoli al Re Catolico.
[Il qual]

 

 

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