127 medesimo sappiamo esser'ancor comune, & divolgatissimo di farsi con gl
specchi, che communemente chiaman da fuoco, i quali convien, che in mezo
ancor essi sieno alquanto cavati, ò cupi. Ma il modo da tenersi contali spec-
che, è molto diversi da quello delle carrafe, de gli occhiali, & delle palle di cri-
stallo ò vetro. Percioche in queste il Sole ha da battere dal dorso di essi stru-
menti, & trappassandogli, venir poscia à ferir nell'oggetto, & accenderlo. Onde
tai vetri vengono à esser'in mezo fra l'oggetto, & il Sole. Ma in quello de gli
specchi convien'alcontrario, che l'oggetto, ò la cosa che vogliamo accende-
re, stia come in mezo fra il Sole & il specchio, ove i raggi del Sole percoten-
do nella faccia di esso specchio, non possono penetrarlo, & passar oltre per ri-
spetto della foglia di piombo, d'argento, ò di stagno, che esso ha dietro se è di-
vetro, ò cristallo, & molto meno poi se è fatto tutto d'argento, d'acciaro, ò di
mistrua di più metalli, com'oggi s'usano, non essendo proprietà, o natura de
i raggi del sole di penetrar cotai corpi solidi, & opachi, come nel vetro.
OLTRA poi à questi già ricordati modi, che son communissimi à ciasche
duno, ve ne sono alcuni altri, non così communi, ancor che in effetto abbian
tutti i medesimi fondamenti della refrattione, aggregatione, & unione de rag
gi solari. I quai modi sono di fabricare specchi con vera, & giustissima propor
tion parabolica, & ancor con parte ò portione cavata dal corpo sferico, ma
molto più con la parabolica dal Conico, che cosi fatti accendono maraviglio-
samente il fuoco in ogni punto col corpo loro, dal quale i raggi del sole si ri-
percuotano. Et in questi, oltre all'importantissima, & sommamente necessa-
ria giustezza, che vi si ricerca in farli perfettamente parabolici, importa ancor
grandemente, che sieno, non dico tanto grandi in sestessi, quanto tagliati per
proportione di grandissimo corpo sferico ò conico. Et non è però, che ogn'al-
tra sorte di specchio concavo, ancor, che non sia fatto con misura'& proportion
parabolica, non accendano ancor'essi il fuoco, & mandino in qualche parte
fuor di loro l'imagine della cosa opposta, sì come di grandi, e di mezani, & pic
coli se ne veggiono di continuo in mano di persone particolari, & ancora in
bottheghe [sic] publiche. Ma questi, che sono solamente concavi à caso, senza misu
ra, ò ragion parabolica, ò ancor con ragione eclittica, come i Matematici dico-
no, fanno tali effetti debilmente, non molto lontano, & non in ogni lor punto
& subito, come fan quelli. Et quei tali effetti, che essi pur fanno di accendere,
& rappresentar l'imagine alquanto fuori, nascono, perche in effetto non può
esser corpo concavo, ilquale in qualche in qualche suo luogo non abbia qualche parte, ò
proportion parabolica. Et con questa ragione si viene à far chiaro quel gran
problema di Temistio nella'parafrasi sopra la Posteriora d'Aristotele intorno
à quel bellissimo effetto che si vede, mettendo fra l'occhio del Sole, & uno
specchio concavo un foglio di carta, una tavola, o altra tal cosa, che venga à
coprire, ò togliere il Sole à tutto lo specchio, & in quella tal carta, ò tavola sie-
no molti buchi, per li quali i raggi del Sole passino, & vengono à ferir nello
specchio. Nel che si vede maravigliosamente, che ripercotendo poi quei raggi
ò quelle sperette di Sole dallo specchio nella faccia opposita della medesima
carta, ò tavola, se lo specchio è veramente parabolico, quelle tante sperrette di
tanti buchi non vengono in tal carta, ò tavola ad essere se non un solo, che cer-
to è cosa bellissima, & di molta consideratione ne i begli ingegni. Ma se tale
[spec-]

 

 

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