106 degno di maraviglia il vedersi tanta varietà fra scrittori di tanta importanza
in una cosa così facile a poterne saper'il vero. Ma molto più degna cosa di ma
raviglia è poi, il vedersi, che lo stesso Plinio nello stesso suo libro al secondo ca
pitolo soggiunge, come Marco Agrippa in una carta, ò Appamondo generale,
fatta, come si deve credere, con ogni diligentia, & da lui donata all'Imperator
Cesare Augusto, per metterla in publico in Roma, prende manifesto, & nota-
bil'errore inquanto alla misura della larghezza della Spagna Betica, che oggi
volgarmente si dice Granata. Onde si può pur veramente far giudicio, che non
con tutte le ragioni del mondo le cose de gli antichi debbono esser così tenute
perfette, & adorate, come par che gran parte de'nostri oggi facciano, poiche
in una cosa così facile, così chiara, così esposta à gli occhi d'ogn'uno, & così
frequentata, come eran quelle già dette parti della Spagna, non si seppe intera
mente misurare, ò descrivere da sì grand'huomini, & massimamente à contem-
platione di quel supremo Imperator Augusto, che signor eggiava allor tutto
il mondo. Anzi afferma Plinio, che ancor' Augusto medesimo si lasciò tirare,
& mantener nel medesimo errore. Onde molto minor maraviglia fu poi, se co
sì altamente s'ingannarono nel tener quelle due già dette colonne per ultimo
termine della Terra, & credendo, che di là da quelle non fosse se non acqua so
la, non avessero alcuna notitia di tant'altro mondo, che in queste età nostre si
è poi ritrovato per fortuna, & virtù del gran Carlo Quinto , con
l'opera, & valore de'suoi Spagnoli, & de Portoghesi, & ancora d'Italiani, sì
come fu Cristoforo Colombo, Sebastiano Cabotto, il Cadamosto, & altri. Che
quantunque alcuni pur vogliono, per non molto chiara relation d'Aristotele,
ò d'altri, che alquante navi de'Cartaginesi capitassero à caso in alcune di que
ste parti, novamente ritrovate; non è però, che con tutto questo non si avesse
à dire, che tanto fu maggior la trascuraggine di tutti loro, così Romani, come
Cartaginesi, & altri, che non finissero di venire à luce; overo più tosto tanto
maggiore, ò più chiara sia stata l'infinita clementia di Dio Santissimo, di riser
varlo à farsi sotto gli auspicii di quest'ottimo Imperatore, à chi veramente si
deve credere, che la divina Maestà sua lo tenesse riservato fin dal principio per
le ragioni, che io, per non esser qui tanto lungo, mi riservo à dir forse altrove.
IL nostro (sempre degno di chiamarsi divino) Ariosto, non volendo, che
il bellissimo Poema suo restasse privo di questo sì raro splendore di così impor
tante, & felice istoria, la pose con maravigliosa leggiadria nel xv. Canto, facen-
do navigar'Astolfo in compagnia d'Andronica, & Sofronsina, dategli dalla Fa
ta Logistilla per guida, ò scorta in quei mari d'India.

[COL 1] Scorrendo il Duca il mar con sì fedele,
E sì secura intender vuole,
E ne dimanda Andronica, Se de le
Parti che han nome dal cadere del Sole,
Mai legno alcun, che vada à remi, e à vele,
Nel mar'Orientale apparir suole,
E se andar può senza toccar mia terra
Che d'India scioglia in Francia, ò in Inghilterra
[COL 2] Tu dei saper, Andronica risponde,
CHE d'ogn'intorno il mar la terra abbraccia
E van l'una ne l'altra tutte l'onde
Sin dove bolle, ò dove il mar s'agghiaccia
Ma perche qui davanti si diffonde,
E sotto il Mezodì molto si caccia
La terra d'Ethiopia, alcuni han detto,
Che à Nettuno ir più innanzi, ivi è interdetto
[Per]

 

 

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