105 Plus Ultra, è da credere, che i ministri di quella Maestà, & altre persone inten-
denti, vedendo communemente d'un'in altro i Pittori, & gli Scoltori aver co
sì posto in uso non abbian curato molto d'affaticarsi à non lasciarla così passa
re, sì per esser come impossibile il corregere le mani, e i cervelli di tanto mon-
do, sì ancora avendo essi quella Impresa più per un vaticinio, inspirato da Dio,
che fatta per vaghezza, ò per leggiadria; & però non habbian tanto curato la se
verità della lingua Latina, quanto l'intelligenza del mondo, come quasi in tut
te le cose tali suol procurarsi.
ORA, Plus Outre , come l'Imperator la fece, ò Plus Ultra , che elle si leg-
ga, noi per l'interpretation d'essa, abbiamo primieramente da ricordare, come
queste due Colonne si fanno chiaramente conoscer d'esser quelle, che gli anti-
chi han chiamate Colonne d'Ercole, le quali veramente sonoi due montagne
strette di circuito, & altissime, nell'estremo di Spagna, & d'Africa. Et furono
da gli antichi quelle due Colonne chiamate, l'una Calpe , nell'estreme parti
della Spagna, alle sponde del mare, & l'altra Abila , che è nell'Africa, ò
Mauritania Tingitana, & oggi communemente gli Spagnuoli, & i marinari la
chiamano Alcudia . Et ancorche veramente elle sien quivi poste
dalla Natura, tuttavia con lingue, & con penne molti antichi favoleggiaro-
non che elle vi fosser poste, ò più tosto fatte da Ercole, figliuol di Giove, il qua-
le cercando i buoi di Gerione, capitò in quelle parti, & essendo fin'à quel tem
po quei due monti un solo; onde il mar'Oceano non penetrava per entro la
terra, come fa ora, egli li divise, ò spartì per mezo, & così fece porta all'acqua
d'entrar'in questi paesi fra terra & fra questi mari, che son chiamati commu-
nemente Mediterranei. Et avendo Ercole colti i pomi d'oro dell'orto d'At-
lante, lasciò quei due già detti monti, come per termine, ò segno à naviganti,
che non potessero, ò non devessero passar più oltre. Il che toccò ancor leggia-
dramente il divin'Ariosto:
Ch'Ercole segno à i naviganti pose.
Qello [sic] stretto di mare fra quelle due colonne, ò montagne, è chiamato da
i Greci [GREEK], & da' Latini Fretum Herculeum . I nostri lo chiaman
oggi lo stretto di Zibeltaro, ò di Zibelterra, come pur vagamente disse il divi-
no Ariosto nel xxx. Canto, parlando del viaggio d'Orlando forsennato:
Qnindi [sic] partito, venne ad una Terra,
Zizera detta, che siede à lo stretto
Di Zibeltaro, ò vuoi di Zibelterra,
Che l'uno, e l'altro nome le vien detto.
Vedesi per la graduatione, descritta da Tolomeo, che la larghezza in quella
bocca ò stretto di mare fra l'uno, & laltro di quei due monti, vien'adessere
intorno à settanta, ò sessanta otto delle nostre miglia. Plinio nel proemio del
terzo libro, afferma, che la foce di quello stretto di mare sia solamente per lar-
ghezza cinque mila passi, & vi aggiunge, l'autorità di Turannio Graccula,
huomo nato in quei luoghi stessi, & poi soggiunge, che Tito Livio, & Corne.
lio Nepote scrivono, che quella già detta foce, ò bocca, ò porta di mare e sola-
mente di diece miglia ove più s'allarga, & di sette sole, ove è più stretto. Che
certamente, sì come quivi esso Plinio mostra di maravigliarsi, come per sì poca
porta ò bocca entrin tanti mari, che sono per entro la terra, così non meno è
[degno]

 

 

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