83 [col 1] Ma come i Cigni, che cantando lieti
Rendono salve le medaglie al Tempio,
Così gli huomini degni, da' Poeti
Son tolti da l'oblio, più che mort'empio.
ò BENE accorti Principi, e discreti
Chè [sic] seguite di Cesare l'essempio,
E gli Scrittor vi fate amici, donde
Non avete à temer di Lete l'onde.

Son come i Cigni anco i Poeti rari,
Poeti, che non sien del nome indegni.
Sì perche il Ciel de gli huomini preclari
Non pate mai, che troppa copia regni,
[col 2] Sì per gran colpa de' Signori avaru,
Che lascian mendicar'i sacri ingegni,
Che le virtù premendo, & essaltando
I vitii, caccian le buon'arti in bando.

Credo, che Dio quest'ignoranti ha privi
De l'intelletto, e loro offusca i lumi,
Che de la Poesia gli ha fatti schivi,
Accioche morte il tutto ne consumi.
Oltre che del sepolcro uscirian vivi,
Ancor che avesser tutti i rei costumi,
Pur che sapessin frasi amica Cirra,
Piu grato odor'avrain, che Nardo, ò Mirra.
IN questa bellissima, & importantissima favola dunque, & allegoria, & do
cumento di quel divino,& celebratissimo Scrittore,si vede esser fondata tutta
l'intentione di questa Impresa. La quale è un Cigno, con un breve in bocca,
& parole che dicono. Pur Ch'io Possa .
Et potrebbe farsi giudicio, che la levasse in pensier'amoroso. Et come quello,
che ottimamente sapeva, che le vere & generose donne niuna sorte di servitù,
ò di dono, ò d'acquisto possono aver più grato, che la gloria, & l'immortalità
della fama loro, volesse disporsi di farlo, & procurarlo per la sua donna con
ogni poter suo. Di che con questa Impresa volesse far come augurio, & pro-
messa à se stesso, alla donna stessa, & al mondo.
ET potrebbe ancor prendersi in generale, cioè, che questo Signore voglia
con tal'Impresa proporre à se stesso come un generoso segno & augurio, di do
ver con l'arme, & con gli studii procurar con ogni poter suo, di consacrar'al Tem
pio del Immortalità, ò Eternità il nome, & la gloria così sua, come de'suoi an-
tichi, & de suoi posteri, ò discendenti. Et particolarmente poi potrebbe prender-
si, che egli volga il pensiero, l'intentione, ò la promessa à i suoi Signori Venetia
ni,
à chi con l'essempio de suoi passati ha cominciato à servire dalla prima sua
gioventù. Et potè forse ridursi à particolar consideratione, che nella sua famiglia
sono quasi sempre stati huomini, che han procurato di promover sempre avan
ti, la gloria, & lo splendor della Casa loro, come fu partircolarmente [sic] quel Si-
gnor Antonello , suo bifarcavolo, il quale fu sì gran Capitano della Se-
de Apostolica ne i tempi di Papa Paolo, & Pio Secondi. Dalla qual sede per mol
ti suoi benemeriti, oltre ad altri premii & onori, ebbe il Castello di Santo Mau-
ro Et poi il Conte Brunoro , suo arcavolo, nato del detto Antonello, &
d'una figliuola del Conte Averso, di Casa dell'Anguillara, chia-
rissima in Italia. Il quale à tempo di Giulio, pur secondo, & conseguentemen
te poi di Leone, fu ancor'egli Capitano di molto grado, & di molta stima, &
aveva sotto di se dugento Cavalieri, tutti Signori di Terre, & che aveano iu-
risditione. Et eran quelli, che il Duca Lorenzo de' Medici tenea per parti-
colar guardia, servitio, & reputatione della persona del Papa,& sua. Il fratello
del qual Brunoro, chiamato Meleagro , fu condottiere della Republi-
ce Venetiana con dugento Cavai leggieri,& fu poi fatto prigione da' Francesi
[insie-]

 

 

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