69 Che si stupiscono grandemente, & restano come attoniti, & ammirati alla
vista delle donne belle, le quali essi amano supremamente.
Che imparano di saltare, & ballare, & correre al suono delle pifere, & de'tam
buri,& secondo che il suono va presto, ò tardo,acuto,ò basso, così essi gover-
nano il corso & i moti loro.
Che, quando Germanico,nepote di Tiberio Imperatore, fece far in Roma
alcune feste ò giochi publici, si fecero uscir dodici Elefanti, sei maschi, vestiti
con abito di maschio, & sei femine, vestite con abito feminile, & ornati con
ghirlande & fiori leggiadramente. Et andavano per il teatro con passo grave,
& acconcio gentilmente saltando poi in cerchio,& girandosi attorno, secon-
do che dal maestro, ò governator loro veniva lor comandato, con voci, ò con
cenni. Poi condotti ad alcune mense, pomposamente apparecchiate,& orna-
te, & piene di vasi d'argento & d'oro, con pane, acqua, carne, & altre cose tali,
si posero à mangiar con molta gravità, & con molta modestia. Et poi furon
poste à ciascuno d'avanti una tazza, con acqua. Et essi gentilmente con la
tromba loro beveano. Et con molta gratia vezzosamente & da scherzo, come
per giocare, & per trastullarsi, spruzzavano di quell'acqua à i circonstanti,che
molto se ne rallegravano, & n'avean sollazzo.
Che il grasso de gli Elefanti, ungendosene i corpi nostri, è potentissimo ri-
medio contra i morsi d'ogni sorte d'animal velenoso.
Che al crescer della Luna, colgono rami d'arbori nelle selve, & alzando gli
occhi verso la Luna, inalzan quei rami, in atto manifestissimo d'adorarla, &
di salutarla.
Che hanno cinque dita per ogni piede, ma solamente segnati, non divisi,&
sparti l'uno dall'altro. Le gambe davanti più punghe che quelle di dietro. La
lingua piccola. Il fele non presso al fegato, ma nel petto.
Che, quando voglion combattere, si battono da loro stessi con la lor trom
ba, per più incitarsi, & infuriarsi.
Che, quando si vede ferito à morte, inalza gli occhi verso il Cielo, & si la-
menta pietosamente, quasi mostrando di chiedere à Dio vendetta, & giusti-
tia contra che l'ha ferito.
Che, se nel passare incontrano qualche Elefante morto, si fermano, & con
la lor tromba li gittan sopra un poco di terra, ò qualche ramo d'arbori, in se-
gno quasi d'essequie & di sepultura.
Che i più gioveni nel mangiare, nel bere, & in ogni cosa mostrano manife-
stissimi segni di riverentia, & di pietà verso i più vecchi. Et principalemte se
alcuno ne cade in qualche fossa, vi gettan dentro di molti rami & pezzi d'ar-
bori, per farli come scala à poter'uscire.
Che hanno come in odio l'acqua chiara. Onde, prima che bevano, l'intor-
bidan co i piedi quanto più possono.
Che trafitti da aste ò frezze, li risanano i lor governatori con mettervi del
fior dell'oliva, ò dell'olio.
Che non si mettono à batter'un'arbore per gettarla in terra, se prima non
la toccano, & fanno prova quanto tal'arbore sia forte ò dura, forse per non
metter nel batterla più forza di quella che bisogna, accioche esso Elefante
non venga con tal urto soverchio, à cader per aventura col capo avanti.
[Et final-]

 

 

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