64 me ordinatamente. Nel passar poi de' fiumi, fanno per contrario andar'avan-
ti i più gioveni,& di minor corpo. Percioche se andassero avanti i più gran-
di, farebbono inalzare,& crescer l'acque, onde i minori avrebbono il passag-
gio malagevole, & pericoloso. Volendo una volta il Re Antiocho chiarirsi
della profondità d'un fiume, che avean da passar le genti sue, volle farvi en-
trar un de'suoi Elefanti, che era sempre il primo, ò capitano di tutti gli altri,
& per nome proprio lo chiamavano Aiace. Ma egli non vi volle entrare. Là
onde il Re fece far grida, che qualunque di essi Elefanti si mettesse à passar pri
ma, sarebbe da lui essaltato alla dignità, ò al grado del principato di tutti gli al-
tri. Alla qual promessa si mise ad entrarvi subito un'altro di loro, che per no-
me proprio chiamavan Patroclo. Il quale secondo la promessa fu creato Ca-
pitano, & Duce di tutta la schiera loro, & donatigli dal Re alcuni ornamenti
d'argento da portar sopra, come fanno i cavalli. Di che gli Elefanti si ralle-
grano supremamente. Et quel primo capitano, ilquale non avea voluto en-
trar nel fiume, vedendosi scornato, & biasimato, non volle mangiar mai più,&
così morì. Per notabilissimo segno di conoscimento scrive il medesimo Pli-
nio, che Pompeio nel secondo suo Consolato facendo feste publiche, & giuo-
chi per la consecratione del Tempio di Venere Vincitrice, espose venti Elefan
ti in piazza, & mettendosi i Getuli, popoli d'Africa crudelissimi, à saettarli, un
Elefante essendo ferito ne i piedi,i quali hanno tenerissimi, si diede à caminar
con le ginocchia, & entrar nella schiera d'essi Mori, & togliendo loro gli scu-
di, ò le targhe, le gettava in aere con tanta destrezza, che tornavan poi à cadere
in terra con un giro così leggiadro, che pareano buttati da quell'Elefante per
artificio, & non per isdegno, ch'egli avesse. Poi finalmente essendo stato uc-
ciso uno di tali Elefanti, & gli altri vedendosi oppressi da frezze,& arme, si vol-
sero per fuggire. Ma trovandosi racchiusi da sbarre di ferro, & da infinita
gente,si volsero i meschini ad andar'intorno con tanto pietosa, & compassio-
nevole maniera, chiedendo mercè,& aiuto à gli huomini, che tutto quel po-
polo si mise à piangere,& à mandar contra Pompeio quelle crudelissime beste
mie,& maledittioni, che fra non molto tempo con gli effetti li sopravenne-
ro,essendo stato rotto in Tessaglia, & sconfitto da Cesare, & vituperosamente
fuggendo, ucciso poi vilissimamente da un Moro in barca fuori d'Alessandria
in Egitto. Nè per tutto ciò si rimossero d'usar la medesimo sceleranza Cesa-
re, Nerone,& Claudio, Commodo, & altri, che pur gli mettevano ne i giuo-
chi publici à far combattere, & tagliar à pezzi. I quali Imperatori non fece-
ro poi ancor'essi molto più felice fine, che Pompeo. Che, quantunque non
sì debbia però dire, che principalmente quella sceleranza di far così distratiar
quei miseri animali fuor di proposito,fosse cagione dello sdegno divino con-
tra quei Principi, tuttavia quello era gran segno della crudeltà dell'animo lo-
ro,&, come ben dice Cornelio Celso, la crudeltà de'Cani, che si cominciò à ve
der contra le Lepri, & contra i Cervi, cominciò à metter gli huomini nella cru
deltà d'uccider gli altri huomini, & sapendo, che Iddio clementissimo dat
escam omni carni, & pullis corvorum, &
che, homines iumenta salvabit Dominus,
si legge detto dal Profeta, non farla però in tutto fuor di ragione il credere,
che queste crudeltà senz'alcun bisogno, ò utile, contra miseri animali, non fos-
sero grate alla sua divina bontà.
[SOTTO]

 

 

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