63 una cosa alquanto diversamente da quello, che i dotti ne affermassero, essendo
molto proprio di gente senza lettere, il non sa per particolarmente ridir quel
che odono,& tenendosi alla sostanza della cosa, variar poscia nelle circonstan
ze. Onde avendo un pastore udito dire, che gli Elefanti adoran la Luna, & sa-
pendo, che noi adoriamo Iddio inginocchiati, quel pastore, in luogo di dir a-
dora, avesse detto, s'inginocchia, senza star poi à sospettare, che in quel solo
animale la Natura fosse stata diversa da quella, che è stata in quasi tutti gli al-
tri, che abbian gambe.
Ora oltre alle già dette rare qualità de gli Elefanti, soggiungono gli scritto
ri, che i Romani usarono di farli saltare, & danzar nelle feste, ò ne i giuochi pu
blici, farli caminar sopra le funi, & per fino ad andar'à quattro à quattro ac-
copiati, con alcune lettiche, fra le spessissime tavole d'huomini, che sedevano
à mangiare, & così destramente saper guidarsi, che non toccavano alcuna per
sona da niun lato. Favola poi, & ciancia, ò pur verità, che ella sia, dica Plinio,
che Mutiano, il quale fu tre volte Console,scrisse, come alcuni Elefanti impa-
rarono di scriver Greco, & che egli stesso vide à Pozzuolo un Elefante, il qua-
le uscendo di nave, & avendo ad andar'in terra per un ponte molto lungo, si
rivoltò con la faccia verso la nave, & caminò avanti così riverso, per non vede-
re, ò sgomentarsi della lunghezza di quel gran ponte. Dicono poi, esser così cle-
mente, & così benigno, che, se truova ne'boschi alcun'huomo, ilqual abbia
smarrita la strada egli piacevolmente glie l'insegna. Et, se si abbatte à passar
per qualche mandra di pecore, egli con la sua tromba, la qual'adoprano in
luogo di mano, va discostandole quà & là, per non calpestarle, nè offenderle. Et
che finalmente non fa dispiacere ad alcuna sorte d'animali, ò d'huomini, se
prima non è provocato, & offeso da loro. Et se si trovano soprapresi, & intor-
niati da cavalleria d'huomini, sogliono metter'in mezo di essi Elefanti, tutti i
loro più deboli, ò infermi, stanchi, & feriti, & gli altri combattono valorosa-
mente, & con ordine,& ragione partendo le loro schiere à vicenda, à combat-
ter l'una doppo l'altra. Sagacità dicono esser maravigliosa in quest'animale.
Onde se ne i boschi truova in terra qualche pedata umana, prima che vegga
l'huomo, trema per paura di qualche insidia, si ferma, & ritiene il fiato, rimi-
ra d'ogn'intorno sbuffa poi sdegnosamente, & non mette punto il piede suo
sopra quella pedata dell'huomo, ma la scastra da terra, & la porge all'altro Ele
fante, che è dietro à lui, Il qual poi parimente la porge all'altro, & così se la
vanno mostrando, & notificando di mano in mano in fin'all'ultimo. Et allora
tutta la schiera si volge attorno, ritornano in dietro, & si mettono in ordinan-
za per combattere, se è bisogno. Nel che Plinio si ferma à considerare, che an-
co la Tigre, fierissima, & crudele ancor verso tutte l'altre fiere, & la quale non
tiene alcun conto delle pedate dell'Elefante, tuttavia, tosto che vede quella d'
un huomo, corre à portar via i figliolini. Onde si veggia chiaro, esser nell'huo-
mo alcuna secreta virtù, ò forza di divinità, che lo faccia spaventevole ad ani-
mali, tanto superiori à lui di grandezza corporeale, di velocità, & di forze. Ag-
giungon poscia, esser nel Elefante manifestissimi segni di Prudentia, di Memo
ria, & d'Intelletto. Et particolarmente serivono, che nel'andar'attorno, quello
di loro, che ha più tempo, sì fa capo, & guida, & come duce, ò capitano di tutti gli
altri, & il secondo, ò vicino à lui di età, va raunando, & mettendoli tutti insie-
[me ordi- ]

 

 

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