tra scodella, lasciandole però alquanto spatio dalle bande da uscirsi via l'ae-
re, vedremo, che quella di sotto ardendo, & battendo la fiamma in quella
di sopra, si verrà à raunare in quella di sopra molto fumo, & lasciandolo così
crescere, ò moltiplicare, quel fumo tornerà à ricadere in quella lucerna di
sotto. Ove si può considerare, che, se tal fumo fosse di quelli, che ho detto
esser di natura di risolversi di nuono [sic] in olio, & ardere, verrebbe quella tal
lucerna,ò lampada ad esser perpetua, poi che quello, che ardendo ne evapo-
rasse,& ascendesse via, verrebbe à ritornar di nuovo, & di nuovo ad ardere, &
massimamente essendo lo stoppino, ò lucigno suo, che mai non si consumas-
se, come è certissimo l'Alume di piuma, di cui s'è detto. Et simigliantemen-
te dico dell'altra via, cioè di quelle, che non fanno fumo corporeo, ò denso, ma
essalatione, come è l'acqua vita, di Canfora, & di scorze di Naranci, ò Cedri,
che ordinandosi il bicchiere, ò la scodella, ò altro tal vaso, con detto liquore,
& col lucigno, & facendola ardere in luogo racchiuso, con convenevole spa-
tio, ove quello, che essalasse, venisse circolando, & ritornando di nuovo nella
sua lucerna, verrebbe ad arder di continuo, & à non mancar mai nodrimento
à quel fuoco, ò à quel lume, & così ad esser come perpetuo. Là onde con que-
ste vie, potranno i nobili ingegni entrar nelle cose della natura, con la consi-
deratione, se non vogliono con l'esperienza, & venire specolando, & ritro-
vando per possibile il vero modo di far i lumi perpetui, che gli antichi facea
no, & non per ignorantia, ò via di spiriti, come alcuni scioccamente voglio-
no, ma naturale, & ragionevole à coloro, che fanno accomodare il giudicio, &
non sono di quei, che non credono potersi trovar altra via, che quella, che sta
lor sotto i piedi.
MA oltre à tutto questo, che fin quì ho voluto discorrere intorno al fuo
co perpetuo, non voglio ancor tacere una mia fermissima opinione in quan-
to à quei lumi,i quali di sopra s'è ricordato ritrovarsi spesso in alcune sepoltu
re antiche. Et questo che voglio dire,è,che in effetto tutti quei che si son ri-
trovati presenti all'aprir di quelle sepolture, ove tai lumi si ritrovavano,
affermano che fra pochissimo spatio di tempo quel lume, ò quel fuoco si spe
gneva da se stesso, restando nella lucerna solamente un poco di polvere. Vo-
glio dunque tener per fermo che tai fuochi ò lumi da gli antichi non si met-
tessero accesi in quelle lucerne,& sepolture, ma vi si mettesse alcuna composi
tione di polveri, le quali avessero natura ò proprietà, che mentre stanno serra
te dall'aere,non si accendono. Ma tosto poi, che veggono & sentono l'aere, s'ac
cendano da se stesse, cioè da quell'aere, del qual s'imbevono. Et tal'accendimen
to & arder loro duri poi pochissimo spatio. Onde nell'aprirsi quelle sepoltu-
re & quelle cassette, ove stan racchiuse quelle lucerne, venga quella mistura ad
accendersi,& a spegnersi poi fra non molto spatio di tempo ò d'ora. Tal che quei
che veggon quivi nel fuoco, ò quello splendor di lume, si credono, che egli sia
stato così sempre acceso. Di queste tai compositione, che racchiuse si mantengo-
no spente, & imbevendosi poi d'aere nell'aprirsi, s'accendono in vero fuo-
co, non durando poi molto accese, si fanno in più modi, & credo che si sap-
pian far da più d'una persona veramente dotta, & veramente filosofante. Ma,
perche i lettori non ne restino con molto desiderio forse, & con poca creden
za, io ne metterò quì una facilissima, & verissima da potersi fare da ogni bello

 

 

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