Quelle, che le lasciano, sono quelle, che più son composte, ò partecipi di
terra, sì come le legna, che lasciano la cenere, & qual più, & qual meno, secon-
do la composition loro elementare. Et di queste, quella parte volatile, che
ascende in alto, è quasi del tutto aridissima, sì come si può veder del fumo, che
si attacca à i camini, & alle caldare, ò padelle, ancor che sia quasi aridissima,
tuttavia pur di nuovo s'accende, se si ritorna nel fuoco. Le grasse poi, & le
ontuose non lasciano fecce, ò terra, se non pochissima, & quasi nulla, sì come
si vede nelle candele, & nelle lucerne. Et di queste il fumo è più atto ad ar-
der di nuovo, ò bruciarsi, sì come si può far pruova del fumo dell'olio, della
pece, della ragia, & d'altri tali. I quali tutti ritornandosi nel fuoco ardono, &
si infocano, & accendono, & si bruciano in gran parte, ma però chi più, & chi
meno, secondo la natura loro. Et universalmente quei fumi, che da corpi lo-
ro escono in più quantità, sono più terrestri, & brucian poi meno, intendendo
di quei corpi, che non lascian cenere. Ora chi anderà facendo pruova della
diversità de'fumi, & semore col peso, troverà, che fra essi è notabilissima diffe
renza,& che alcuni tornati nel fuoco, ò nell'olio, si bruciano, & ardono mol-
to più, che gli altri. Et così possiamo considerare, che aleuna [sic] sorte d'olio pos-
sa trovarsi con la materia naturale, & con l'artificio, il cui fumo sia di natura,
che ritornato nell'olio stesso, & nel fuoco, si risolva di nuovo in olio, & di
nuovo arda, & così vada facendo, come in infinito. Alcune altre cose sono
poi non untuose, ma sottilissime, & quantunque di forma acquea,& quasi ae-
rea, tuttavia di natura ignea, ò di fuoco, & che ardono tutte senza far fumo
corporeo, per così dirlo,& senza lasciar fecce nè ceneri, sì come l'acqua vite
che altramente chiamano acqua ardente, quella delle scorze de' Naranci, della
Canfora,& altre. Le quali qhando son distillate più di due volte, si brucian
tutte, & non lascian pur segno alcuno di terrestreità,& non se ne raccoglie fu
mo, ma fan solamente una sottilissima essalatatione[sic], la qual è attissima ad arder
di nuovo,& bruciarsi tutta,& fare il medesimo, che avea fatto prima, sì come
da cotali essalationi, che fa la terra naturalmente, si veggono formar'in aere
tanta diversità d'impressioni di fuoco ardente. Et chi vuol vedere una cosa
bellissima in questo proposito, prenda di tal'acqua ben fatta, & mettendola in
una scodella, le dia fuoco con una candela, che subito s'accenderà in fiamma,
& allora mettala in qualche armario ben ferrato, ma spatioso, ove possa ar-
dere senza soffocarsi,ma che non possa uscir dall'armario. Il che fatto, apra
l'armario (& non importa se lo lascia ancor così chiuso per molte ore) & non
vi vedrà cosa alcuna. Et allora subito vi metta dentro una candela, ò un tor-
chio acceso, che vedrà accendersi una fiamma in quell'aere, dentro all'arma-
rio, che farà quella essalatione dell'acqua fermatasi in aere, che si accenderà.
Et con questo due fondamenti, cioè del fumo di quelle cose, che tornato nel-
l'olio si ridisciolga in olio, & bruci come prima, & delle cose di natura di
tal'acqua, la cui parte sottilissima, che essala, ritorna ad ardere, possono i
contemplativi, & giudiciosi cominciare à farsi nella mente per possibile quel
fuoco perpetuo, che forse prima parea loro tanto impossibile. Percioche
primieramente prendendosi un bicchiero, ò una scodella d'olio, & metten-
dovi stoppino, ò lucigno, come si fa alle lampade delle Chiese, & s'accenda,
& metta in una fenestra, con farle come un cappello, ò una scuffia d'unal-

 

 

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