Ci ammonisce à tener ben questa per cosa rara, & come miracolosa à noi, che
non la sappiamo, ma non per impossibile à lei,& all'altre, le quali sottoinfi ni [sic]
to saoer di Dio, sono come potentissimem & infinite nelle loro operationi. Io
poi, per continuar la naturale intention mia di far cosa grata à i begli ingegni
per quanto posso, non voglio restar di ricordare, ò accennar brevemente,
che chi ha pur desiderio d'investigar'il modo di questo bellissimo secreto di
far questo fuoco come perpetuo, si vaglia di quel lumem che già la Natura n'ha
discoperta, cioè di quella stessa materia, che ella con l'esperienza ci mostra es-
ser soggetto atto à ricevere, & ritener'il fuoco,& seco la luce senza consumar
si. Dico di quello Alume di piuma, di che ho detto, che si fanno i lucigni, che
ardono insieme con l'olio, &non si consumano. Et perche se ne trovano di
più sorti ò specie,essendo però tutti d'uno stesso genere, avertiscano di non
pigliar quel legnoso, che alcuni ribaldi, ò ciurmatori col mostrarlo ardente, &
non consumarsi, dicono esser il legno della santissima Croce del Signor no-
stro. Ma piglisi di quello, che è tutto cappelloso,& in lungo. Plinio nel primo
Capitolo del decimonon libro, scrive d'una sorte di lino preciosissimo, che si
trovava ne i diserti dell'India, sottilissimo, & dinatura, che vive ardendo, on-
de lo chiamano Vivo, ò Asbestino, non si consumando nel fuoco. Et che pe-
rò, quando voleano bruciare i corpi morti de i Re,gli coprivano d'una toni-
ca fatta di tal lino, & così poi avevano la cenere de i corpi separata,& netta dal
la cenere delle legna. Et soggiunge, che egli ne avea veduti tovaglivoli, che-
ne i conviti gli faceano bruciar nel fuoco,& non si consumavano ma si netta
vano meglio, che con l'acqua. Et questa vera sorte di cotal'Alume, è stata, &
è fin quì molto rara ò molto mal conosciuta in Italia, vedendosi in suo luo-
go, un'altra specie pur d'alume molto diversa di materia, di forma, & di pro-
prietà da quella vera, che già ho detto, della quale questo anni medesimi s'è ri-
trovato in Cipro una vena copiosissima,& à me ne è stato mandato i mesi adie
tro à donar'alcuni pezzi dal Conte di Tripoli, si come ancora il Capitan Giol'
van Battista da Lucca, ne ha portato, & donato a me, & a piu altri suoi amici-
che è di quel vero descritto da gli antichi, & comodissimo à filarsi, & tessersi, et
egli stesso, il qual con la principal profession sua dell'arme tien'accompagnate
le letter, & gli studii d'ogni virtuosa professione,è stato à cavarlo dal luogo
ove nasce, & afferma esservene abondantissima vena. Il che afferma per lette-
re il detto Conte di Tripoli, & Oratio Pisani da Giovenazzo,& più altri, che
l'han veduta. Et tornando al primo proposito, dico, che chi saprà ridur que-
sto volume in olio,& poi purgar dall'umidità estranea, la qual riceve facendo-
si, & saprà col reiterarli le distillationi, ridurlo à spessezza, ) [sic] come vi si ridu-
con quasi tutti i liquori, & principalmente quello fatto da i sali) farà senza
dubbio alcuno un'olio, il qual'ancor'esso mostrerà con l'esperienza quella à
noi miracolosa proprietà, che la Natura fin quì ci mostra d'avergli data, di
non discacciar la qualità, & l'operatione del fuoco, ma di nodrirla,et non con
sumarsi. De i metalli non e dubbio, che si farà ancora il medesimo, ma con
moltissima maggior fatica, et tempo.
ET, perche gl'ingegni svegliati possan capir meglio la possibilità di que-
sto lume, et la sua natura, voglio ricordar loro il considerare, che delle cose,le
quai si bruciano, ò ardono, alcuene [sic] lasciano fecce ò terrestreità. Et alcune nò

 

 

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