molte cose, delle quali non possiamo per alcun modo comprender la ragio-
ne, se non seondo quei manifesti principii; che l'esperienza stessa ce ne scuo-
pre in tutto ò in oarte. Onde vedendosi per ordinario, che questo fuoco infe-
riore (elemento ò nò, che egli sia ) consuma tutte le cose, sopra lequali ha at-
tione,ò che sono come soggetto di quella potentissima, & eccessiva qualità
sua, conviene, che quasi à forza credano alcuni, esser'impossibile, che possa
farsi fuoco,il quale,ò perpetuamente, ò lunghissimo tempo possa durare. Ma
debbiamo andar poi tuttavia considerando, che in quelle cose, ove si veggia
principio, ò grado di progresso, & diversità l'una dall'altra, possa darsi, ò per
dir meglio, ritrovarsi, ancor progresso nell'infinito pelago dell'operationi del-
la Natura. Et, per farmi meglio intendere, & non uscir dell'impreso proposi-
to del fuoco, dico, che noi veggiamo manifestamente ritrovarsi alcune sorti
di legna, delle quali più l'una che l'altra serbano lungmente il fuoco, ò più du-
rano argenti. I filosofi diranno, che in queste la ragione è manifesta per esser
l'una più densa', & più ripiena d'umor pingue, ò grasso, che l'altra, & diranno
il vero. Ma devranno ancor'essi stessi soggiungere, che questo far l'una più
densa, & di più umore, che l'altra, come per essempio più l'olivio, che il salce, è
stata opera, ò volontà della Natura, la quale sì come ha fatto l'olivio, che di no-
tabile spatio resiste più al fuoco, ò più lo mantiene acceso, che la canna, il salce,
& molt'altri tali, così si può dire, che per aventura n'abbia fatte dell'altre,
che in questo avanzino l'olivo, & poi altre, che avanzin quelle, & così aver
progresso, se non infinito, almeno notabilissimo, che non se ne veder da
noi l'esperienza, ò non sapersi, molti, (però poco saggiamente)neghe-
rebbono, che non si trovino. Nel monte d'Etna in Sicilia si vede con chia-
rissima esperienza quanti secoli quello spatio di luogo abbia dato come con-
tinuo nodrimento à tanto fuoco, che per altre cose ordinarie averebbe divo-
rata, & consumata tutta la Sicilia, & l'Africa insieme. Et ancor'à questo truo-
vano, ò almeno s'appagano di creder di trovar natural ragione quei filosofi
che non possono quasi comportare, che niuna operatione di Dio potentissi-
mo possa esser sopra la capacità della mente loro. Ma abbiano nella mano,
non che nella mente, tutta la ragion di tal cosa, pur ce si contentino di con-
cederci, che questa sia cosa, la qual trascenda di gran lunga tutte l'altre vie
ordinarie dell'ardere, ò consumare, che fa il fuoco il soggetto, ò nodrimen-
to suo, & che forse ella n'abbia qualch'altro, non ancora discoperto à noi,
che trascenda ancor con altrettanta proportione quello d'Etna. Veggiamo
nella cera bianca, quanta differenza di duratione sia dal sevo, & ancor dal-
la cera stessa mentre è gialla, & meno aiutata dall'artificio con la potenza del-
la natura. Quasi tutte le donne sanno, che il carbone pesto minuto, & ac-
ceso, & coperto di cenere, durerà tre, & cinque volte tanto, quanto l'al-
tro grosso, & scoperto, & che quanto più quella cenere gli si calca sotto, so-
pra, & d'attorno, più dura. Del carbone della radice del Ginepro, colto
al mancar della Luna, & fatto per soffocatione, come fi fa l'altro carbone,
ordinariamente, si vede per esperienza, che acceso poi, & coperto con la
cenere del medesimo legno di Ginepro, si conserva acceso per un'anno
intero, & molto più ancora, à chi sa ben reggerlo. Et moltissime sorti di
fuoco si veggono, fatte con artificio, che durano tre, & quattro, & sei me-
si sempre]

 

 

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