nutrimento à qual si voglia fuoco, che si desse continuo & perpetuo, non è alcun
dubbio, come dicono i Folosofi, & come ogni fanciullo può capir con la men-
te, che tal fuoco sarebbe perpetuo. Sono bene stati alcuni, che hanno scritto
come nel sopradetto Tempio di Minerva in Atene era una lucerna, la qual
piena d'oglio una volta, durava tutto l'anno intero, senza più mettervi mai
dell'altro. Il che però quando ancora fosse stato vero, non era cosa molto
strana, nè di molta maraviglia, facendosi ancor'oggi da molti begli ingegni
diverse sorti d'olii, che durano diversamente uno più che l'altro. Vedesi tut-
tavia, & si sa per cosa certissima, che per li tempi adietro, & ancora in que-
sta stessa età nostra, si son venute di volta in volta trovando alcune lucerne se-
pelite in qualche cassetta, ò murate in qualche finestra, le quali mostravano
d'esservi state qualche centenaro, ò migliaro d'anni, & tutta via ardevano,
& duravano accese per qualche ora, dapoi che erano all'aere aperto. Di que-
ste si son trovate, oltre à molt'altre, à tempo di Papa Allessandro Sesto a Feren
ti, luogo desolato, vicino à Viterbo tre miglia, ove scrive Svetonio, che
nacquero i progenitori di Otone Imperatore. Nel qual luogo si trovano
spesso molte grotte, & molte belle cose antiche. Se ne son trovate à tempo
di Paolo Terzo in Bologna, & in più altri luoghi del mondo in diversi tempi,
& io ho parlato con più d'una persona degna di fede, che l'han vedute.
AFFERMA ancora Pietro Appiano, huomo certamente dottissimo, in
quel suo bel libro, che ha per titolo, Inscriptiones Totius
Orbis
à carte 337. essersi ritrovato in Padoa à tempi nostri una sepoltura
con un cotal lume, che doveva essere stato così acceso per molto tempo. Del
quale Autore mi par di metter quì le parole stesse, le quai son queste:
Patavii monumentum vetustissimum nupperrime repertum, videlicet vïna[?] vecti
lis (o forse fictilis) cum inscriptione infrascriptorum sex versuum. Intra quam erat
altera vïnula [?], cum inscriptione quatuor versuum. Intra quam reperta est lucerna
adhuc ardens intra duas ampullas, altera auro, altera argento, purissimo liquore quo
dam plenae, quarum virtute creditur per multos annos lucernam hanc arsisse
.
[COL 1] IN URNA MAIORI.
Plutoni sacrum munus ne attingite fures
Ignotum est vobis hoc, quod in urna * latet.
Nanq. elementa gravi clausit digesta labore
Vase sub hoc modico Maximus Olibus.
Adsit secundo custos sibi copia cornu
Ne pretium tanti depereat Laticis. [/COL 1] [COL 2] IN URNA MINORI.
Abite hinc pessimi fures
Vos, quod voltis vestris.cum oculis emisit iis,*
Abite hinc vestro cum Mercurio petasa
to, caduceatoq.
Maximus maximo donum Plutoni hoc sa
crum fecit
.
VEDESI dunque, che questo Autor dice, tai vasi essersi trovati nupperri-
me
, cioè molto di fresco, pochissimi giorni a dietro, allora che egli ciò scrive-
ve, & il libro è stampato nel MDXXXIII. che non vengono ad esser da
30. ò 31. anni da oggi. Ma io tenendo per possibile l'essersi ritrovati tai vasi
con quei liquori, & col fuoco acceso, tengo poi insieme per fermo che quel
liquore delle ampolle fosse per altro, che per mantenere il fuoco acceso, ò il
ume. Percioche primieramente il lume era nella lucerna, & in essa dovea

 

 

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