chiarare, chi egli voglia intendere col tal'Impresa. Ma, quando queste così
fatte per gloria e onore altrui non abbiano il nome espresso dell'Autor, che
l'ha fatte, basta che nel nominarle o nel soprascriverle, e intitolarle, ti dica-
no con la parola Per. Per Carlo d'Austria, Per Donna Ippolita, e così d'
ogni altra. E il medesimo può e deve ristrettamente osservarsi ancor negli
Emblemi. Perciochè, altamente facendo, cioè, mettendole come Imprese
di quei medesimi di chi hanno il nome, e per fatte da loro stessi per se stes-
si, verrebbono a non poter fuggire il biasimo dell'arroganza, che sconciamente
si vederia nel così altamente lodarsi da se medesimi, come altamente sogliono
cotali Imprese lodare ed esaltar coloro, per chi si fanno.

DELLA PERSONA DELL'AUTOR
NELL'IMPRESA. CAP.VIII.
Ora in quelle, che facciano per noi medesimi, suole l'Auto-
re, o colui che le sa comprendere,o intendere la persona sua
nelle figure sole, nel Motto solo, e ancora fuor delle figure,
e del Motto, cioè, fuori dell'Impresa in tutto. Nelle figure
sole si sa, quando l'Autor finge, che quelle figure parlino in
persona sua, e dicano quello, che egli direbbe, se fosse quelle,
siccome quella dell'Airone, che vola sopra le nuvole, di Marc'Antonio Co-
lonna, e molte altre tali, che da se stesso può ciascun andar riconoscendo
per questo libro. E, quando queste figure sono due, l'Autore suole rappresentarsi
o in ambedue, o in una sola, ma in ambedue avviene più di rado perciocché, co-
me davanti se stesso s'è detto, le figure nell'impresa conviene che abbiano operazioni
fra loro, e relazione l'una all'altra, sì come in quella d'Aurelio Porcelaga, che
essendo le figure una pianta d'Eliotropio, e un sole, l'Autor intende se stesso
nell'erba sola. Così la Torre di Bertoldo Farnese, percossa dai venti, ove la
Torre sola rappresenta l'Autore. E parimente in quella d'Andrea Deneghi
ni, che è un Camaleonte, e un Sole, col Motto, N e l suo bel lume mi trasfor-
ma, e vivo, ove chiaramente si vede che egli rappresenta se stesso nella figu-
ra del Camaleonte. E molt'altre, che non accade qui per esempi ricordar
tutte. Nel Motto solo rappresenta molto gentilmente se stesso l'Autore, quan-
do volge il Motto a parlar non alle figure, ma a se stesso, o al mondo sì come
in quella della Signora Isotta Brembata, che è il giardino delle Esperidi con i
Pomi d'oro, e il dragone morto davanti alla porta, col Motto, yòmejor las
guardare, ove si vede, che quello yò. Con tutte quelle parole, non si riferiscono
al dragone figurato nell'Impresa, ma a lei, di chi è l'Impresa, la qual non parla
alle figure, ma parla delle figure a se stessa. E così molte altre, che per tutto
questo libro possono vedersi. In altre poi l'Autor si rappresenta, o comprende
nel Motto parimente, ma volge il parlar suo alle figure stesse dell'Impresa, sì
come in quella pur davanti allegata di Bartolomeo Vitelleschi, ov'egli volge
il parlare alle figure dell'Impresa, che sono una Colonna di fuoco, e una di
nuvola dicendo loro, E s t e D u ce s, e altre molte, Quelle, dove l'Aut-

 

 

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