esso Re volesse attribuire à se il governo di questo terrestre. La onde, per to-
gliere questa scellerata bestemmia dalle lingue, ò dall'opinione di ciascheduno,
volesse uscire alquanto della strettezza della regola, com'è detto, tenendosi à
quella spirituale, e santa intenzione, che nell' esposizione sua s' ha da dire. Ed è
poi da avvertire, che, quando si fanno i Motti senza il Verbo, ( che è cosa mol-
to bella nell' Imprese ) si faccia in modo, che in se stessi vi si possano facilmen-
te intendere, si come,
Excelsa firmitudini.
[GREEK]
Utriusq auxilio
Inter omnes.
[/COL1] [COL 2]Mens eadem
Semper ardentius,
Con queste
Il mio sperar.
[/COL2] [COL 3] Plus outre.
Ioui facer.
Sic vos non vobis. [/COL3]
E così di tutti i buoni si potrà venire avvertendo, esser fatti in modo dai
Giudiziosi lor' Autori, che senza niuna difficoltà vi si intendono i verbi loro.
Nel che s' aggiunge poi molta leggiadria, quando i Verbi vi si possono compren-
dere in più d' un modo, onde d' Impresa ne possa ricever interpretazione diversa-
mente, sì come in molte dell' esposizioni, che per questo libro si leggono, po-
trà vederli.
Ne altro mi par che resti da ricordare in questo proposito delle figure, e Delle parole.

DELL'IMPRESE CHE SI
FANNO AD ONOR' ALTRI. CAP. VII.
L'IMPRESE si fanno per rappresentar noi stessi, o altra per
sona, che a noi prema, come donna da noi amata, o Si-
gnore, ò ancor nemico. Queste che si fanno come per al-
tri, sogliono esser più rare. Tuttavia se ne fanno pure, &
con molta vaghezza da chi sa farle. Delle quali s' avranno
pure alcune in questo volume. Nel che si deve avverti-
re, che il far dell'Impresa per altri, non s' intende il ritrovar un' Impresa ad in-
stanzia, o preghi altrui, e lasciarla poi a lui, che come sua se ne serva, che
questo non ha da cader qui in alcuna considerazione, non altrimenti, che se
io ho da scrivere una lettera ad un Signore, ò ad una donna, e non sapen-
do io farla da me stesso, la facessi far da altri in mio nome, che allora quel-
la lettera è chiamata mia, e non di colui che la fa per me, né si ha di lui al-
un conto, ò alcuna notizia; e se pur alcuna se n' ha, è quanto quella, che
si ha del Segretario, ò del Cancelliere, che scrive lettere per il Signor suo.
Là onde il far noi Imprese per altri, s' intende propriamente quando noi fac-
ciamo Impresa ad onore altrui, come nelle già dette, che si vedranno in que-
sto volume. Nelle quali l' Impresa si ha da chiamare Impresa di colui, che la
fa, e non di colui, o di colei, per cui onore o gloria si fa, sì come in quel-
la divulgatissima della Cometa, che si chiama Impresa del Cardinale dei Me-
dici, il qual ne fu Autore, e che aveva quel pensiero, e quella intenzione
d' assaltar quella gran Signora, e non si chiama Impresa d Donna Giulia.
Anzi in queste tali ha da star in libero arbitrio dell' Autore l' interpretar o di-

 

 

Link an image of this page
[Click on image for full page view]