dizio suo. Per autorità d'alcuno, che in ciò fosse degno di credito, non è
dubbio, che egli non lo potè dire. Percioche gli Egittij ne i loro Ieroglifi-
ci, e i Greci, e i Romani nelle lor Medaglie si vede che non fuggirono in al-
cun modo il metter figure umane, anzi più se ne veggiono con figure umane,
che con altre. Ragione poi non sò, né considerar'io stesso, né udir da altri;
per la quale possiamo farci capaci, che si convenga usarci figura di piante, d'animali d'ogni sorte, di petre, di cose fabbricate per le mani, &
la figura umana dell'huomo, & della donna, che senza alcuna controversia
sono più belle, più degne, & più eccellenti d'ogni altra figura, che possa-
no rimirar gli occhi nostri, non sia lecito usarvi. Là onde si può conchiude-
re, che Monsignor Giovio volesse dir chiaramente, & tutto in una volta, quel-
lo, che in più egli disse in quel libro, ò più tosto accennò, nell' esposizione
d'alcune di quel' Imprese, che egli narra con figure umane, cioè, CHE nel-
l'imprese non si convenga metter'huomini, ò donne, così ordinariamente vesti-
ti, come vanno di continuo, ma che quelle figure umane, che si metto-
no, sieno in qualche modo d'abiti, & d'abbigliamenti, ò di forma strana,
& alquanto rara da quella, in che di continuo gli veggiamo. Et la ragio-
ne, che in questo, così da lui, come da altri, potesse dirsi, ò considerarsi,
non potrebbe esser certo se non quest'una, cioè, che l'Imprese ricercano
qualche cosa di raro, & non tanto comune, che non ci partorisca niuna
vaghezza, per averla di continuo come ne gli occhi. Et di quante cose sono
sotto il cieo, noi possiamo sicuramente considerare, che niuna à gli huo-
mini è più di continuo ne gli occhi, che gli uomini stessi. Et però metten-
dosi in una Impresa gli uomini, così con la cappa, & con la spada, ò con
altro di quegli abiti, con che continuamente noi li veggiamo, verrebbono
quelle figure à non aver' alcuna cosa di raro, & per questo à non esser
molto vaghe. Il che, non solo nelle figure, ma ancor nelle persone loro,
gli huomini stessi conoscono molto bene. Onde quando vogliono aportar
vaghezza alle donne, & gli huomini, usano di travestirsi, ò mutarsi d'abi-
to strano, sì come nelle commedie, & nelle giostre, & nelle mascerate,
che per fuggir quella commune forma, ò figura de gli huomini, & ancor
delle donne, che ad ogni momento d'ora, & ovunque ci volgiamo, è con-
tinua ne gli occhi di ciascheduno, vannotrasformandosi in abito & in for-
ma strana. Et però conchiudo, che in effetto volesse dir il Giovio, & deb-
bia dire & tener ogn'altro, che queste figure umane così communi, cioè gli
huomini, ò le donne nell' abito ordinario non si debbian porre: ma che, se
si mettono, sieno in qualche abito ò maniera strana. Benché delle Don-
ne io non so, se legasi né me, né altri à questa strettezza di regola, essendo
cosa cortissima, che nuda, & vestita, & in qual si voglia guisa, ni una for-
ma si possa veder qui fra noi più vaga, più lieta, più gioconda, & più bel-
la, che quella delle Donne belle, Così poi gli Dei, le Ninfe, i Satiri, i Ter-
mini, & altre forme tali, sì come sono rare & insolite à gli occhi nostri,
così si mettono con vaghezza, &con molta grazia nell' Imprese, & di tali
si trovano non solamente nelle Medaglie, & ne gli scriti de' Greci, & de'
Romani, ma ancora ne i moderni, sì come ne gli Emblemi dell' Alcia-
to, & del Bocchio, & del Costalio: che, quantunque gli emblemi sieno in

 

 

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