la Cometa, non s'intendono però se non due figure. Percioche tutte quelle
stelle minor sono una medesima specie, & fanno quivi un medesimo ufficio
insieme, & non s'intendono se non una figura. Così nell' Impresa del Cardinal
di MANTOVA, che sono Cigni, i quali combattono con un'Aquila,
non si dicono se non due figure, perché i due Cigni insieme, son quivi una co-
sa stella, & fanno insieme uno stesso ufficio. Et il medesimo farebbe, se invece
di due ve ne avesse fatte tre, & quattro, come in una del Cardinal BORRO-
MEO è un Cervo con molte serpi sopra, il quale corre ad una fonte, disegna-
ta con ramoscelli attorno. Né però si diranno se non due figure, cioè, il Cervo
così punto, & la fonte alla quale il Cervo corre per sua salute, come col Mot-
to si fa intendere. Et tre figure ancora, & per aventura quattro, se ne troveran -
no in qualche Impresa, le quali faranno in modo, che, se pur non si vorran-
no dir due in numero, saran tanto chiare, che non faranno alcuna confusione nel-
la cognizione di chi le ira, siccome in quella del MARCHESE di Vico,
che è un Diamante, percosso da due martelli, & in mezzo al fuoco, chi non vuol
dire, che in effetto il fuoco, e i martelli s'abbiano à dire una sola cosa ò figura,
poi che insieme fanno un solo ufficio di percuotere il Diamante, può almeno
conoscere, che elle stanno tanto chiare, che quando fossero ancor molte più,
non farebbono confusione ò scurezza alcuna, ma più tosto chiarezza vaga. Et
il medesimo si potrà andar discorrendo per tutte le altre, se son fatte da perso-
ne che sappian farle. Soggiungendo, che in molte Imprese si vedrà alle volte ò
cielo, ò terra, ò mare, ò campagna, & monti, ò altra tal cosa, che farà fuor del
numero delle figure essenziali, & non [SIC] averanno [/SIC] alcun significato nell' Impre-
sa, se non che dal disegnatore saran fatte per leggiadria, & per accompagnar la
simmetria del disegno, ò molte volte ancora per maggior espression della co-
sa. Sì come per esempio, nell' Impresa di Bartolomeo VITELLESCHI
son due colone, l'una di nuvole, l'altra di fuoco, col Motto, ESTE DU-
CES,ove ciascuno conosce chiaramente, che quelle sono le due colonne, le
quali Iddio mandava davanti al popolo Eletto, per condurgli alla felicissima
terra di promissione, & delle quali l'una, cioè, quella di fuoco, precedeva la
notte, & quella di nuvole il giorno. Et quantunque per se stesse sien chiarissi-
me, & agevolissime da esser comprese, ò conosciute da ciascheduno, tuttavia
per vaghezza, & leggiadria nel disegno, & per maggior espressione, l'Autor
l'usa graziosamente con un Sole sopra quella di nuvole, che precedeva il gior-
no, & con una Luna sopra quella di fuoco, che precedeva la notte. Né però le
figure s'intendono essere se non due, si perché, come ho detto, quel Cielo si fa
per ornamento,& per maggior espressione, sì ancora perché, si potrebbe di-
re, che quelledue colonne non fossero se non una figura sola, poi che sono
una sola specie di cose, & nell' Impresa fanno uno stesso ufficio ambedue insie-
me, cioè, di guidare, & d'esser scorta & duce. Et, tenendosi ben quello, che
n'ho proposto di sopra, cioè, che la moltitudine delle figure non si fugge, se
non per fuggir la confusione, se ne viene à trar conseguentemente, che questi
Cieli, ò Terra, ò Mare, ò qual si voglia altra cotal cosa, che vi si aggiunga per
maggior espressione & dichiarazione di quelle figure essenziali, non sono vi-
ziose, ò dannose, ma lodevoli & utili. Nel che tutto, che la scorta delle regole,
che non posson mai del tutto ristrettamente limitate, s'ha da accom-
pagnar

 

 

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