M. LODOVICO DOM.271
ceua, LASCIVIAE POENITENTIA. Feci an-
cho vn'altra impresa delle corna del Ceruo con vna
ghirlanda d'alloro intorno al S. Agosto d'Adda, gen-
til'huomo Milanese, ilquale di mercante, ch'egli era
stato prima, non pure ora diuenuto ricchissimo, ma
anchora nobiliss. e Signore; così haueua egli hauuto
amica e fauoreuole la Fortuna, laquale non suole
però tuttauia perseguitare i buoni. E così bene e vir-
tuosamente dispensaua poi le sue ricchezze, che più
tosto pareua nato Rè, che priuato cittadino. Morì
questo splendidissimo gentil'huomo già sei anni so-
no con grandissimo danno e dolore di tutti i vir-
tuosi. E con questa impresa volsi mostrare la varietà
della sorte. Percioche si come a' Cerui soli fra tutti
glialtri animali, secondo che scriue Aristotele, cag-
giono e rimettono le corna: così la Fortuna gouernan[- ]
dosi à capriccio, vsa d'alzare chi le pare di basso sta-
to à gli honori e alle ricchezze, rade volte peròmo-
strando giudicio, com'ella hauea mostro nel S. Agosto:
ilquale per la sua generosissima natura non solamente
era degno delle grandissime facultà, ch'egli haueua,
ma meritaua le signorie e' Regni. Il motto fu; FOR-
TVNAM VICISSITVDO.
Dal S. Battista Vi-
sconte, che fu del S.Hermete, mi fu già vsata libera-
lità & amoreuolezza, onde io lo giudicai degno
possessore di quelle molte sostanze, che la Fortuna
gli hà donate, per honorarne la virtù sua. A questo
liberaliss

 

 

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