260RAGIONAMENTO DI
amici, e postomi à far cosa, doue il mio genio non
era inclinato; ma gran pazzia sarebbe la mia à far
paragone delle inettie del mio ingegno con le acu-
tissime inuentioni di tanti galant'huomini, e Signo-
ri, ch'io v'hò raccontate. POM. Se non hauete potuto
mancare a'commandamenti di coloro, che vi prega-
uano, sò che molto meno potrete disdire a'preghi di
noi, che vi commandi amo con l'autorità della nostra
amicitia e della cortesia vostra. E però risolueteui à
farci questo piacere. LOD. Assai minor vergogna
mi tengo il farmi riputar presontuoso co[m]piacondoui,
che discortese negandoui cosa, che da me vogliate.
Dico adunque, ch'io fui richiesto, pochi mesi sono, dal
S. Alberto da Stipicciano cugino del S. Pirrho, ch'io
gli volessi far vna impresa, che s'haueua à dipinge-
re nel suo quadretti de'caualli, ch'egli hauea hauuto
dall'Eccellentissimo Signor Duca di Fiorenza; e vo-
lendo egli mostrare l'integrità della sua inuiolabil
fede, ch'egli usaua verso il suo Prencipe, gli feci figu-
rare vn Crociuolo da Orefici da fondere l'oro e l'ar-
gento posto sul fuoco, con parecchie verghe d'oro den-
tro, col motto; SICVT AVRVM IGNI. Accen-
nando, che sicome l'oro si conosce e s'affina al fuoco;
così la fede d'vn caualier d'honore si conosce alla
pruoua delle fattioni di guerra. Fù à questi giorni vn
giouane Fiorentino amico mio, ilquale mi ricercà,
ch'io gli facessi vna impresa; e'l soggetto era questo;
cioè

 

 

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