218RAGIONAMENTO DI
titudine mia. AR. Piacemi l'inuentione e'l motto:
ma perche lo faceste voi Greco, e no più tosto La-
tino ò Toscano? LO. Perche io volli, ch'esse fosse in-
teso da alcuni, e non da tutti. E poi, si come voi
douete sapere, i motti delle imprese s'hanno da fare
in lingua differente da quelle, che noi fauelliamo.
POM. Io mi ricordo hauer letto vn Dialogo di
Mons. Giouio, che me ragiona à pieno, e parte rac-
conta infinite imprese militari & amoros di diuersi
Prencipi, Capitani, & huomini priuati moderni, il
qual Dialogo è veramente dotta e piaceuole lettione.
LO. Così è come voi dite, M. Pompeo: e parmi,
che d'ogni soggetto, che'l Giouio tolse à trattare,
n'habbia ragionato con dignità & eruditione; per-
cioche oltra ch'egli era dottissimo, e di sì profonda
memoria, che tutto quello, ch'egli haue a letto, sempre
se lo ricordaua; haueua anchora tanta e si lunga espe-
rienza delle cose del mondo, che non era altro piacere
ch'vdirlo fauellare. Et io per me confesso libera-
mente d'hauer perduto molto nella sua morte. Sed
viuit Dominus. AR. Hanno scritto de glialtri an-
chora in questa materia, e lodeuolmente, si com'è
stato l'Alciato ne' suoi Emblemi, e'l Bocchio ne'suoi
Simboli; ma oltra di loro tutto dì si fanno nuoue
imprese; delle quali alcune meritano lode, altre
son degne di biasimo e di riso, secondo l'argutia, e
la scioccheria de gli inuentori. DO. Io n'hò veduto
a'mici

 

 

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