313r / [TEXT]pretatione, la qual potrebbe essere nella mente dell'Autor suo, & questa è, che / con le due intentioni già dette, cioè l'vna nella contemplatione della bellez- / za della donna sua, l'altra in quella del sommo Iddio ne possa l'Autore auer' / vn'altra, che sia come meza fra queste due, cioè l'amore, & il desiderio della / gloria, la quale auendo origine qui fra noi nelle mondane operazioni, si vien / poi a finir tutta in Dio. Ouero la quale all'incontro auendo origine, & fonte, & / principio da Dio primo, & vero fonte d'ogni gloria, & d'ogni bene, si venga à / finire & à far goder qui fra noi. Et per confermatione di questo pensier mio, / che a questo splendor & à questa gloria possa certamente auer auuto intentio- / ne quel Signore con questa Impresa, mi viene in proposito di ricordare. / Come la casa COLLALTA è stata nobilissima da già molt'anni, & ha per / ogni tempo dati di se huomini di grandissimo valore, & stima presso a mol- / ti Imperatori passati, Ma per non ci tirar molto indietro, abbia notabilissi- / ma memoria del Conte TOLBERTO, il quale, ancor che non fusse stipendia / to da' Signori Venetiani, nientedimeno per l'affetione, che quella valorosissi- / ma Casa ha sempre portata a questo Dominio, venendo gl'Vngheri a far guer- / ra nel Campardo presso a conigliano, si mise il detto Conte Tolberto con / buon numero di balestrieri, a Cauallo a sue spese contra di loro con tanto va- / lore, che gli ruppe, & mandò in rouina. La onde il detto Dominio sempre gra- / tissimo con chi lo merita, fece gentil'huomo Venetiano lui con tutti i suoi di- / scendenti perpetuamente. Sì come tuttauia continuano d'essere con molta be- / neuolenza, & estimatione. Et fra più speciosi rami, ch'oggi si troua auer la det / ta casa Collata, è vno de' principali queto Conte Pompilio, di chi è l'Impre- / sa, il quale fin dalla prima sua fanciullezza destinando tutti i suoi pensieri al / seruitio di detti Signori, cominciò a metterlo in effetto in Dalmatia al tempo / della guerra Turchesca sotto la disciplina di quel gran Camillo Orsino, che / sarà sempre vn perpetuo splendor della nostra Italia, & senza che questo Con- / te Pompilio volesse alcuno stipendio da' detti Signori Venetiani, seruì molto / onoratamente in tutte quelle fattioni con molti onorati soldati, che teneua / a sue spese. Poi finita quella guerra, & egli trouandosi giouenissimo tutto desi / deroso dipoter seruire i suoi Signori, quanto meglio fosse possibile, si diede / ad andar per l'Italia, Alemagna, Fiandra, & Francia, & per altre prouince, per con / siderar, & imparar quelle cose, che possono migliorare vn soldato,& vn Capi- / tano, & ancor che per ogni tempo da diuersi Principi gli sieno state offerte con / ditioni onoratissime, egli non ha mai voluto accettar seruitio d'alcuno essen- / dosi tutto destinato à quello de' già detti Signori suoi. Il che si puo esser da me / ricordato in proposito dell'esposition dell'Impresa nel sentimento, che poco / auanti ho toccato, cioè che per le nuuole, le quali mostrano di volere offuscare / il Sole de' suoi pensieri, cioè per li trauagli, che sogliono auenire infiniti nell'es / sercitio della guerra, egli intendesse di far tanto più chiaro il valor suo, & la / sincerità, & la fedeltà vera verso i suoi Signori. / MA perche io non posso però affermar precisamente in che stagione del- / l'età sua questo signore leuasse tal sua Impresa, cioè se nella prima sua gio- / uentù nel sentimento amorfo, che di sopra ho detto, ouero dapoi nell'altro / morale, & militare, che s'è toccato pur'ora, potria forse esser, ch'egli l'abbia / leuata non molti anni adietro, quando s'è veduto per diuerse vie stranamente / ©©Rr percosso

 

 

Page 0313 - facsimile image