97 Dea delle Sapientia, & gli sacrarono ad Esculapio, Dio della medicina. Onde / Ovidio nel xv. delle Transformationi, ragionando di quella gran peste Roma- / na, dice, ch'ella fu levata per aiuto di quel Dio favoloso della stolta Gentilità. / Il qual Dio, cioè Esculapio, dice, che prese forma di Serpente in Ragugia, & / con quella forma venne in Roma. Et descrive come si solea dipinger la statua / di esso Esculapio Dio, con un Serpente intorno ad una bacchetta, ch'ei [sic] tene- / va in mano, Questo sono i versi: / Cum Deus in somnis opifer consistere visus / Ante tuum, Romane, thorum, sed qualis in ade / Esse solet: baculumque tenens agreste sinistra, / Caesariem longe dextra deducere barbae. / Et placito tales emittere pettore voces: / Pone metus, veniam, simulacraq nostra relinquam / Hunc modo serpentem, baculum qui nexibus ambit, / Perspice, & usque nota, visum ut cognoscere possis: / Vertar in hunc, sed maior ero, tantusque, videbor, / In quantum verti caelestia corpora possunt . / La qual favola, sì come tutte l'altre, ha qualche fondamento di verità, &, co / me poco avanti s'à detto, ella è tolta della Scrittura, ma corretta, & profanata. / Et si deve tener per ottima l'opinion di Paolo Orifio, che le favole in gran par / te abbiano avuto origine dalle scritture sante, corrotte però, come s'è detto, & / profanate da auei popoli Idolatri, sì come il falso diluvio di Deucalione, & di / Pirra dal vero di Noè, & della famiglia. Il favoloso cadimento di Fetonte, dal / miracoloso, & lunghissimo giorno di Giosuè. I Giganti d'Alfegra, da quei del- / la Torre di Babel. L'Ambrosia de gli Dei, dalla Manna de gli Israeliti. La peste / di Roma da quella del Deserto. Il Serpente già detto d'Esculapio, da quello di / Moisè. Et infinite altre tai favole si leggono, nelle cose de gli antichi Poeti Gre- / ci, & Latini, che hanno presa forma della verità dell'istorie nelle sacre lettere. / Ma sopr'ogn'altra, che eccessivamente lo faccia, è quella, la qual sotto nome / d'Istoria va attorno, scritta da Filostrato Greco, il qual fa intero, & gran volu / me della da lui sognata vita d'Appollonio Tianeo. Nel qual libro si vede chia / rissimamente, che colui ò per malignità, ò forse anco per ignoranza di verità / avendo inteso lontanamente, & ombratamente raccontar da diversi le santissi- / me & miracolosissime operationi, & vita di Cristo, volse valersi di quel bell'ar / gomento, & farne un libro à suo modo, corroborando colui quelle sue cose / con la fama di Pitagora, & mutando le vere, & trasformandole tutte à suo mo- / do, le attribuì ad un'Idolatra, com'egli era. Il qual Idolatra, cioè Apollonio da / lui descritto, ò non fu mai, & fu finto da lui, ò fu per aventura qualche Filoso- / fo veramente, & d'ottima, & famosa vita nell'esser suo. Onde al detto Filostrato / tornò molto comodo il magnificar le sue cose, come fece Omero quelle d'A- / chille, Virgilio quelle d'Enea, & i nostri Romanzi quelle d'Orlando, & de gli / altri lor Paladini. Et questo è quanto per l'espositione di questa Impresa, così / bella, & di persona così principale in virtù, & bontà molto più che in grado di / dignità, ancor che altissimo, io da me stesso ho potuto trarre per congetture, & / considerationi della publica, & manifestissima istoria del viver suo. [CARLO]

 

 

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