92 vi hanno guerra natural co'serpenti, di modo, che li vanno cercando, & trova / tili, li mangiano, & s'alcun serpente si fugge, ò s'asconde in qualche buca, il Cer / vo soffiando, & tirando il fiato, tanto s'adopra, che lo cava fuori, & lo divota / Onde pigliando quel cibo velenoso, & essendo il Cervo di natura calidissimo [sic], / & ancora perche molte volte i Serpi gli saltano à gran furia addosso, & lo trafig / gono crudelmente, egli corre subito à qualche fiume ò fonte d'acqua, & quivi / gettandosi si sana, & libera da cotal pericolo. Et scrivono alcuni, che, sentendo / si il Cervo mancar la vista, & le froze, piglia i veleni, & li divora, & così arso / tutto di dentro, si getta nella fonte, & si rinova, sì come ancor l'Aquila, quan- / do ha consumate le piume, si lascia cader'in qualche fiume, & ringiovenisce. / è poi il Cervo leggierissimo, & velocissimo nel corso, sì che non si può pi- / gliar, se non è stanchissimo, non lo lasciando i cacciatori riposar mai: che ri- / prendendo forze, è come impossibile il poter pigliarlo. Et se nel fuggir truo- / va qualche fiume, può tenersi sicuro, tanta forza riprende nell'acque. Et / quando sono più Cervi insieme, & voglion passar il mare, come di Soria in / Cipro, si dice, che si son veduti passare l'uno avanti gli altri, & l'altro, che / segue, appoggia la testa sopra le groppe del primo, & il terzo del secondo, / così un doppo l'altro passano, sostenendo l'uno il capo dell'altro, molto grave / per le grandissme [sic] corna. Et quando il primo si trova stanco, si rimetta so- / pra l'ultimo, sì che ogn'uno ha parte della fatca [sic], & gode della comodità. / PER queste rare, & maravigliose proprietà, o conditioni naturali del Cer / vo, se gli assomigliano glihuomini [sic] spirituali, i quali non sono vaghi d'altro, / che di Dio, fonte vero di vita, & d'ogni bene. Di esso Iddio santissimo gli huo / min spirituali hanno sete, lui bramano, & desiderano à tutte l'hore, & dicono / col Profeta, QUE Madmodum desiderat Cervus ad fontes aquarum, ita desiderat / anima mea ad te Deus. Sitivit anima mea ad te Deum, fontem vivum, quando ve- / niam , &c. Stanno sempre ne i monti nell'alte contemplationi, & pen- / sieri di Dio, lontanissimi dal mondo, & da ogni cosa terrena, sì che posson / dir col grande apostolo Paolo, NOSTRA coversatio in caelis est . Combatto- / no co i Serpenti, cioè co i peccati, che ebber principio da quel maligno officio / del Serpente, il qual'ingannò i primi nostri parenti. Con questi han guerra / questi distruggono, questi divorano. sì che si può dir di loro quel che disse Id- / [dio de'secerdoni] / Peccata populi miei comedent . / Sono poi leggierissimi, & velocissimi nel correr per la via de precetti di Dio / aiutati da lui. Onde li rendono eterne gratie con dire. / VIAM mandatorum tuorum cucurri cum dilatasti cor meum. Qui perfecit pedes / meos tanquam cervorum. / Portano poi il peso l'un dell'altro, & sopportano i difetti mentre passano per / questo mondo più pericoloso, che mille mari, conforme al precetto, ò consi- / glio dell'Apostolo, / ALTER alterius onera portate . / ORA, per voler cone questi fondamenti venir'all'espositione dell'Impresa, / mi convien ricordar quello, che più volte mi è accaduto replicar in questo vo- / lume, cioè, che la più importante cosa per trarre il vero sentimento dell'inten- / tione di qual si voglia ben fatta Impresa, è l'aver notitia dell'essere, delle con- / ditioni, & delle qualità dell'Autor suo. Là onde essendo il signor, di chi è quest' / [Impresa]

 

 

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