86 CARLO / ARCIDUCA / D'AUSTRIA. / / [TEXT] [C]HE COSA SIA LA FORTUNA, è Stato molto sottil- / mente ricercato da gli Scrittori, & Aristotele particolarmen / te fa molte definitioni, & vi si diffonde intorno con molte / parole. Così ancor Mar. Tullio nel secondo libro della Divi / natione. Ma tuttavia nessuna d'esse è molto ricevuta da i più / intendenti, come ancora alcune delle definitioni d'altri Scrit / tori non sono ricevute da i nostri Teologi, venendo alcuni d'essi à quasi esclu / dere, ò toglier via in tutto quello, che gli altri han voluto chiamar Fortuna, / col farla una cosa stessa col Caso. Et all'incontro altri restringendo quasi con / essa in un certo modo il libero arbitrio, & la libera operatione dalla Natura. / Altri ancor sono, i quali si riducono à conchiudere, che Fortuna s'abbia à dir / propriamente il successo, & il fine delle cose, quando si vede venire in modo, / che trascenda la cognitione umana, & che quasi per niun modo non se ne pos / sa rendere, ò investigar la ragione, sì come quando à qualcuno, che in ogni sua / cosa si governi prudentemente, si vede così spesso avenir quasi ogni cosa in / contrario, & in cattivo fine. Et altri poi, che pessimamente guidi, & disponga / uno, ò più, ò tutti suoi negotii, & gli succedano tutti felicemente. I quai così vio / lenti, & irragionevoli avenimenti, voglion costoro, che s'abbiano propria- / mente à chiamar Fortuna. Et in questa opinion furon gran parte dei Gentili, / ò Idolatri antichi, i quali vedendo spesse volte riuscir tai fini così fuor d'ogni / ragione, l'attribuirono à voler superiore. Onde ne fecero una lor Deità, co- / me scioccamente solevan far della Febre, dell'Abondanza, & d'infinite altre co / se tali. Et Plutarco afferma, che in Roma erano molti Tempi sacrati alla Dea / Fortuna co i quali mostravan di credere fermamente, che la Fortuna fosse / quella, che in gran parte, ò in tutto governasse le cose umane. La qual vana, / & pessima opinione hanno ancor'oggi la maggior parte de gli ignoranti, / non vergognandosi con sì gran lume, che hanno dalla santa fede, & Religion / nostra, cadere in quella empia opinione, potendosi veder, che, quantunque / il volgo ingnorante de gli antichi fosse in quel vano errore, che s'è già detto, / tuttavia i migliori, non solamente Filosofi, ma ancor Poeti, se ben alle volte / scherzando solevan dire, / Si fortuna volet, fies des de Rhetore Consul, / Si volet haec eadem, fies de Consule Rhetor. Et qualche altro tale in questo / [parere]

 

 

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