CHE se avesse tal liquore servito à far quel lume, che quivi si vedeva, sa- / rebbe stato notissimo fino à i fanciulli. Et però molto freddamente l'Auto- / re l'avrebbe chiamato ignoto. Nè senza misterio ancora quel grande huomo / disse, Vestro cum Mercurio petasato, caduceatoque; per ammonir dell'error loro / quei filosofanti, che col Mercurio volgare, ò commune, & impuro (come / essi chiamano l'argento vivo)credono di far quella maravigliosissima medici / na, che abbia forza di convertire in oro, & argento tutti i metalli. Et, ba- / standomi d'aver fatta questa poca digressione, non però fuor di proposito, nel- / l'espositione di quei versi,& di quel lume trovato in Padova, finirò di dire nel / primo discorso, cioè, che intorno alle cagione perche questo tai lumi si spenga / no in poche ore, di poi che sono all'aere aperto, & come sia possibile, che si / conservino così serrari che non si soffochino,à me non par necessario di discor / rer'ora, sì per non mi dilungar soverchiamente fuor di bisogno, sì ancora per- / che l'una, cioè la prima, è cosa, che agevolmente si fa comprendere da ogni me / zanamente esperto nelle cose naturali, & l'altra è parimente facile à compren- / dersi, quando si ammetta, che tal lume possa farsi senza consumatione, ò eva- / poratione della sua sostanza. Ma nelle cose della natura de'fuochi, che lun- / gamente ardono sotto terra, di quello, che si conserva sepolto ò coperto nella / cenere,& in quell dell'artificio d'alcune sorti, che se ne fanno, le quali ardo- / no sott'acqua, possono i mediocri filosofanti tenere per non impossibile questa / tal duratione di tai piccoli lumi sepeliti sotto terra, ò racchiusi in qualche mu / ro, con solamente tanto spatio di luogo vacuo, che proportionalmente basti / alla quantità di qual poco fuoco, ò lume. Et tanto più, quanto che, come si è / detto, convien credere, ò presupporre, che questo ti lumi artificiali sieno in / tutto senza consumatione del soggetto,ò della materia loro: che, quantunque / parrà pur'alquanto duro à capirsi con l'intelletto, tutta via sappiamo trovarsi / ancora dell'altre cose in esperienza, nelle quali quanto più co [sic] i fondamenti fi- / losofici si considerasse, più parrebbono impossibili à poterne capir la ragione. / La qual esperienza sappiamo, che da i filosofi stessi è tenuta di tanto valore, / che, quando ella vi sia, non vi abbia più luogo la ragione in volerne negar l'ef- / fetto. Et però, lasciando di voler fuor di molto bisogno investigar la cagio- / ne in questo discorso, entrerò più tosto ad aprire à i begli ingegni alcuni lumi / d'andar considerando il modo, come ciò si faccia. Et primieramente ricorde- / rò, che difficilissime, ò impossibili il mondo chiama quelle cose, le quali si / vede, che la Natura nell'ordine suo non ha voluto, ò non vuol fare. Che es- / sendo la Natura in questo proposito, non altro, che un'essecutrice del voler / di Dio,alquale niuna cosa è impossibile, possiamo senza molta fatica far capa- / ce ciascuno,che niuna cosa si saprebbe imaginar da noi, che la Natura, institui / ta da Dio, non potese far, se volesse.Et chi non vedesse il nascere, & il tramon- / tar del Sole per la continua esperienza, il produr frutti da gli arbori & dalla / terra, l'ingenerarsi, il nascere,& il crescer de gli animali,& infinite altre cose, le / terrebbe impossibilissime, con l'intelleto. Et però dico, che, per non potersi / da noi mortali penetrar'à pieno nel grembo della Natura à comprendere inte / ramente tutto quello, che ella sa, & può fare, & principalmente nella combina / tione, & maritation delle cose attive con le passive, aiutata dall'arte umana / non possiamo con salda risolotione affermare, se sieno, ò non sieno possibli

 

 

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