torre di Loces in Francia, ad essempio della miseria e / vanagloria umana. Faceuasi etiandio chiamare Mo- / ro per sopranome, e quando passaua per le strade, / s'vdiuano alzarle voci da' fanciulli e bottegai, Mo- / ro, Moro; E continuando in simil vanità, haueua / fatto dipingere in Castello l'Italia in forma di Rei- / na, che haueua in dosso vna vesta d'oro ricamata à / ritratti di Città, che rassimigliauano al vero: e dinan- / zi le staua vno scudier Moro negro con vna scopetta / in mano. Perche dimandando l'ambasciador Fioren- / tino al Duca, à che seruiua quel fante nero, che scopet- / taua quella veste e le Città? rispose per nettarle d'ogni / bruttura. Vole[n]do che s'inte[n]desse il Moro essere arbitro / dell'Italia, & assettarla come gli pareua. Replicò al- / l'hora l'acuto Fiorentino: Auuertite Signore, che / questo seruo maneggiando la scopetta, viene à tirarsi / tutta la poluere addosso: il che fu vero pronostico. Et / è da notare, che molti credono, che Lodouico fusse / chiamato Moro, perch'egli fusse bruno di carne e di / volto, in che s'ingannano: perch'egli fu più to- / sto d'vna carnagione bianca e pallida, / che nera, come noi habbiam / veduto dappresso.

 

 

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