PRUDENZA. / / Toglier saprai con parca mano, al mondo / Sarai giovane ogn’hor, vivace, e lieto. / Perche sendo si vago e si giocondo, / (Di pazzo effetto) il vil tamburro soni, / E corna hai in testa, qual satyro immondo? / Dimostro, che chi mal questi miei doni / Adoppra, gonfia e di superbia fero, / O dassi a molli effeminati suoni. / Ond’è;’l color, almo fanciullo altero, / Ch’imita il foco? Quando il padre mio / Del ventre trasse me puro e sincero, / Per ammorzar l’ardente incendiorio, / Che havea prodotto il folgore celeste, / Mi bagnò nel liquor d’un sacro rio. / Quinci imparar voi giovani dovreste / Aben temprar il vino, accio che quello / Del cor non brusci quelle parti e queste. / Quant’acqua si dee por, perche si bello / Dolce liquor contra il costume usato / Poi non divenga sozzo, amaro, e fello? / Un terzo di quel tanto, che v’è; dato. / Dura impresa a fornir, perche la gola / E piana, e’l liquor molle e troppo grato: / E non pur ne va giù, ma corre e vola.

 

 

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